lunedì 7 settembre 2009

I Lestofanti hanno vinto!

Ieri sera alla finale regionale di Livorno, i Lestofanti hanno vinto!!!!
Generazione Democratica Asciano è veramente orgogliosa di avere dato il via a questa progressione di vittorie avendoli invitati alla fase eliminatoria di Asciano tenutasi a luglio!

Ecco il comunicato stampa:
La musica del Partito democratico toscano parla senese. Sono i Lestofanti, infatti, i campioni regionali del “Rock Contest 2009”, gara tra band emergenti organizzata da Generazione democratica, l’associazione giovanile del Pd. Il gruppo rock di Chiusdino ha sbaragliato tutti i concorrenti nella finale che si è svolta ieri, domenica 6 settembre, presso la Festa del Pd di Livorno.
I quattro “Lestofanti”, Gianni Bartoli alla voce; Filippo Mugnaioli alla chitarra; Daniele Petricci alla batteria e Lorenzo Fineschi al basso avevano staccato il biglietto per la finale regionale superando la fase provinciale nella serata svoltasi a Siena, lo scorso 30 agosto. In occasione del’evento livornese la band di Chiusdino ha potuto contare sul sostegno di tanti fan, arrivati nella città labronica con un pullman, che hanno poi festeggiato il meritato successo.


Ne parlano:

Grazie ragazzi!
E in bocca al lupo per il fututo!!!!!

P.S. Sì! Gianni, il cantante, si chiama BARTALI e non Bartoli come erroneamente riportato sul comunicato!

domenica 6 settembre 2009

La Videopazzia

Ieri sera sono andata, dopo mesi, al cinema. A vedere VIDEOCRACY.
Alla fine della proiezione, ancora intontita, mi sono diretta verso l'uscita.
Ma la confusione non è un punto a favore di quest'opera di Gandini.
Eccetto qualche bella immagine e qualche buona inquadratura, il film è caotico anche dal punto di vista visivo.
L'intreccio, o meglio il "materiale" dell'inchiesta, si sviluppa in troppe direzioni, senza risolversi mai fino in fondo. E' come un lavoro a maglia in cui si passa da una sciarpa multicolore ad un intricato caos di fili, dalla tinta indefinita.
Non ci sono novità di sorta, eccezion fatta per il nudo integrale del signor Fabrizio Corona e la rivelazione dell'orientamento politico discutibile dell'ormai famigerato Lele (Daniele? Gabriele? Ismaele?) Mora.
Cose non particolarmente interessanti per i non fanatici di showbiz, annessi e connessi.
Ed essendo i non fanatici il principale (e peraltro sparuto) target del film, è stata una scelta azzardata concentrare le uniche due "sorprese" dall'altra parte della barricata.
In sostanza il film è deboluccio, ma con candore. E' deludente, ma "c'ha provato"...
Ci ricorda cose che già sappiamo; ci siamo dentro e la consapevolezza è nata e cresce con noi. Almeno con alcuni di noi.

Centro carismatico del film, come del resto del nostro personale limbo nazionale, è LUI. Il grande puparo (fratello?), il figliodibuonadonna, l'onnipresente sorriso a mille denti.
Ma è poi lui ad aver determinato l'assopimento dei cervelli dello stivale?
Personalmente non credo che ci abbia poi plagiati più di tanto. Ci ha dato ciò che, evidentemente (share docet), volevamo.
Che per questo si debba considerare un mostro un uomo che si prende troooppo sul serio, mi sembra esagerato.
Se non altro perché, demonizzandolo, si eleva la sua natura verso quello stesso soprannaturale che lo vorrebbe "l'unto dal Signore".
Mister Berlusconi dice una cosa, giusta (!), durante il film: ha effettivamente realizzato tutte quelle imprese che gli altri giudicavano troppo ambiziose, impossibili (tralasciamo il milione di posti di lavoro...).
Come, a spese di chi, con quali danni collaterali è un'altra storia, che il film non approfondisce (sic!).

Durante la visione, vedendo il grande vecchio senza il tramite della famigerata calzamaglia, ho provato un po' di pena per lui. Per questa vita assurda, per i fischi (meritati, non lo nego), per la vecchiaia che, scappa scappa, prima o poi arriva.
Sono arrivata a percepire che il peso attribuito a questa figura, nel bene e nel male, nell'amore cieco e nell'odio spudorato, l'ha resa un icona.
Berlusconi trascende l'uomo che è, e questa è colpa di ciascuno di noi. Nessuno escluso.
E per quanto io arrivi spesso ad auspicarne la dipartita, ho capito con orrore e tristezza il messaggio che il film di ieri aveva in serbo per me.
L'idolo, non l'uomo, lascerà dietro di se un grande vuoto da colmare.
Preghiamo di essere all'altezza.

Videocracy o del forno a microonde

Ieri ho visto “Videocracy. Basta apparire”, il film documentario di Erik Gandini sul potere della televisione in Italia.
Per chiarezza, riassumo in tre parole il film. La narrazione parte dalla nascita delle reti televisive del Primo Ministro e segue la loro evoluzione insieme all’evoluzione della società italiana. Il tutto - o quasi - raccontato nella forma di intervista ad una serie di personaggi:

- Riccardo, un aspirante showman
- Marella Giovannelli, fotografa e proprietaria di una residenza prospiciente Villa Certosa (quindi vicina di casa “estiva” del Primo Ministro)
- Lele Mora, agente televisivo che si
dichiara mussoliniano (sigh!)
- Fabrizio Corona, mercante di foto spesso nudo.


L'impressione generale è positiva: la visione è piacevole, ricca di spunti di riflessione e scorrevole. Durante la proiezione mi sembrava di assistere a qualcosa di davvero interessante. Sui titoli di coda ho iniziato a chiedermi il senso di tutto quello che avevo visto: sicuramente lo spunto più innovativo, almeno per me, riguarda la "progettualità", secondo il regista, dell'impero imprenditoriale del Primo Ministro. Infatti si sostiene la tesi secondo la quale già 30 anni fa, con il sorgere di Milano 2, Fininvest, etc., nell'imprenditore fossero ben presenti il disegno a lungo termine e le mire politiche. Francamente (forse ingenuamente?) io non ci avevo mai pensato: avevo sempre creduto che, così, uno si ritrova un colosso della comunicazione in mano e decide, a cose fatte, di gestirlo anche per la propaganda politica. Invece Gandini ritiene che il Primo Ministro avesse tutto in mente sin dall'inizio. Inoltre già da subito l’imprenditore non si è limitato ad espandere le reti televisive, ma ha iniziato a trasmettere dei messaggi che avrebbero cambiato la società italiana: è questa la "videocrazia" (“videocracy”, appunto). Il sottotitolo spiega molto: "basta apparire". Credo però che questo spirito esibizionista sia comune a gran parte della società occidentale. A dimostrazione di questo, googleando "grande fratello inglese" vengono fuori un paio di notizie interessanti. Una è quella della morte in diretta di una concorrente (Jade Goody); la seconda parla di un ragazzo 25enne (tale Sree Desari) che dopo essere stato eliminato dalla trasmissione si è tagliato le vene: direi che anche in terra d'Inghilterra la necessità di apparire si fa sentire pesantemente. Ultima notizia, forse quella più interessante, è che Channel 4 ha deciso di fermarsi con la decima e ultima edizione del reality show. Quindi il desiderio di entrare nella scatola della TV (a tutti i costi!) non contraddistingue l'Italia: perciò non è questa la peculiarità del modello sociale proposto (o imposto?) dalla nostra televisione. L'elemento secondo me discriminante è la mercificazione e la sovraesposizione del corpo. In particolare, ma non esclusivamente, del corpo femminile. Sicuramente gli uomini sono più facili da accalappiare. Bastano due tette e non cambiano più canale. Inoltre forse alcune donne sono attratte da questa beatificazione del nulla, e rimangono incollate agli schermi pensando “se ce l’ha fatta lei ce la posso fare anch’io!”. Così lo share aumenta e con questo le pubblicità, che sono tanto più efficaci quanto più il fruitore è sguarnito di adeguati strumenti di comprensione. Al fine commerciale vanno aggiunti i gusti dell'editore, che sono decisamente sensibili a certi argomenti. Sicuramente è questo l'elemento unico della nostra TV: gli anglosassoni (parlo di loro perché ne ho conoscenza diretta, ma non escludo che valga lo stesso per francesi, spagnoli o greci) rimangono letteralmente sconvolti dalla volgarità della nostra programmazione TV, dalla continua esposizione di corpi come carne da macello. In questo senso, è d'aiuto il documentario "Il corpo delle donne" di Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi.


clicca sull'immagine per vedere il video

Parla della scomparsa dell’autentica identità femminile nella TV italiana, sostituita da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante. Particolare risalto è dato alla cancellazione dei volti adulti in TV, al ricorso alla chirurgia estetica per cancellare qualsiasi segno di passaggio del tempo e alle conseguenze sociali di questa rimozione. Il problema è che la donna si è ridotta o autoridotta così, secondo gli autori: tantopiù che il 60% del pubblico TV è composto da donne.
Tornando a “Videocracy”, il film mi ha lasciato l'impressione di una generale pubblicità contro il Primo Ministro. Peccato, perché alcuni temi potevano essere sviluppati in maniera interessante e profonda.
In fin dei conti, la cosa più stimolante del film è fuori dal film: è il fatto che i maggiori network televisivi italiani si siano rifiutati di vendere degli spazi pubblicitari per la promozione di questa pellicola. Evidentemente hanno ritenuto pericoloso il messaggio veicolato dal film. Ora, siccome, secondo me, il film non ha detto né tanto meno dimostrato niente di nuovo, le cose sono tre:
- i dirigenti televisivi lo hanno sopravvalutato
- i dirigenti televisivi sono oscurantisti
- una gran parte del pubblico televisivo, guardando il film, avrebbe ascoltato delle riflessioni che non aveva e che mai avrebbe fatto...
Rimane da dire che l’inchiesta non racconta niente di sostanzialmente nuovo agli italiani, ma essendo una produzione svedese presentata al festival di Venezia, non va sottovalutata la valenza internazionale di questa opera.
In conclusione, se da un lato è vero che, come riportato dal film, la televisione è il principale mezzo di informazione per l'80% degli italiani, d'altro canto la TV si può spegnere - tanto facilmente quanto un forno a microonde.

sabato 5 settembre 2009

Pixel

La giusta prospettiva. Uno sguardo lungo. La Svezia. Forse si arriva anche a un piccolo caposaldo: l'importanza di guardarsi da fuori, di guardarsi allo specchio, di guardarsi nell'altro. Quello che vogliamo, ora, è la profondità di un pensiero lungo, è uscire dalle piccolezze quotidiane: certamente vanno affrontate ma senza mai perdere di vista il quadro generale. E' un gioco di scale e di proporzioni.

Non avrei paura di "parlarci troppo addosso", soprattutto in questa fase congressuale: mi preoccuperei piuttosto della qualità di queste riflessioni su noi stessi. Riflessioni: perché di specchio si tratta. E lo specchio aumenta la distanza tra noi e l'immagine che ne percepiamo: non è quindi forse simile a guardarsi (o farsi guardare!) da fuori o da lontano? Come il puntinismo, come i pixel, come le opere di Cristiano Pintaldi: a scrutarle nel dettaglio ci si perde in una maglia esagonale di puntini rossi, verdi e blu, proprio come il sistema RGB (Red Green Blue) dei pixel. Allontanandosi dalla tela si compone l'immagine (che - ironia? - spesso è tratta dal mondo dello schermo).

Cristiano Pintaldi, Senza titolo, 2007

Credo nel progetto del PD, perché in questo vedo un progetto a lungo termine, che muovendo dalla storia politica italiana si proietta nel futuro: l'unione delle forze riformiste italiane

P.S. Spero che presto, proprio su queste pagine, "atterri" un osservatore esterno (forse ancorato al sistema delle stelle fisse?), una fonte continua di impressioni "orientali".

venerdì 4 settembre 2009

Souvenirs de Suède

Souvenir 1/3
imparziale



Souvenir 2/3
imparziale? (e anche se non fosse?)

clicca sull'immagine
link al trailer di "Videocracy" su YouTube


Souvenir 3/3
imparziale vero?

clicca sull'immagine
link ad una pubblicità della rete televisiva SVT su YouTube


Quanto sopra, non per continuare a richiudersi in questo ormai polveroso antiberlusconismo. Al contrario! Questi souvenirs sottolineano la necessità di non proporsi più come interpreti della società moderna in continua evoluzione: continuerebbe ad essere una corsa contro il tempo. Contro un tempo che corre più veloce di noi ed in un campo che ci è estraneo. C'è invece necessità di cambiare rotta, di diventare attori della società stessa, riuscendo a modificarne la direzione.

P.S. Videocracy esce oggi, venerdì 4 settembre. A Siena sarà proiettato al Pendola: spettacoli alle 19.00, alle 20.45 e alle 22.30.

giovedì 3 settembre 2009

alla lunga...

mercoledì 2 settembre 2009

Una storia che continua...

Tutto era iniziato mercoledì 22 luglio: fase eliminatoria di "Yourspace Kontest 2009", il concorso tra gruppi locali organizzato da Generazione Democratica. Quella sera, presso la Festa Democratica di Asciano, si erano esibiti tre gruppi:
Dal giudizio della giuria e dal voto del pubblico è scaturita la vittoria dei Lestofanti, gruppo rock di Chiusdino formato da:

  • Daniele Petricci (batteria)
  • Lorenzo Fineschi (basso)
  • Filippo Mugnaioli (chitarra)
  • Gianni Bartali (voce)
La serata è stata molto positiva, registrando un'ottima presenza di pubblico.
I Lestofanti sono quindi approdati alla semifinale a due di Iesa: hanno vinto ancora!
Da qui sono arrivati alla finale provinciale che si è tenuta domenica 30 agosto all'anfiteatro della Fortezza Medicea di Siena, palco principale della Festa Democratica provinciale.
Alla finale hanno partecipato:
  • Lestofanti
  • Ace of Space
  • Gas 89
  • Enygma
  • The Bastard Street Crew
La giuria, particolarmente ricca e prestigiosa, era composta da:
  • Giovanni Avena (Senatore Accademico SU)
  • Gabriele Gatti (tecnico del suono)
  • Katiuscia Vaselli (giornalista "La Nazione")
  • Enrico Magliozzi (batterista Cube-vincitori edizione 2008)
  • Serenella Pallecchi (Presidente ARCI Siena)
  • Riccardo Biliotti (SienaRock)
  • Christian Lamorte (Ufficio Stampa Provincia)
  • Alessandro Maggiorelli (chitarrista Progetto Faber)
  • Iacopo Ricci (musicista)
  • Giacomo Burani (bassista, organizzatore Kontest Sarteano)
  • Franco Caroni (Presidente SienaJazz)
  • Mattia Girolami (bassista Cube-vincitori edizione 2008)
Il risultato? Eccolo qui!


I "nostri" sono risultati ancora primi: hanno acquisito il diritto di accedere alla

FINALE REGIONALE
che si terrà
domenica 6 settembre 2009
a
LIVORNO
presso la Festa Democratica.

Nel fare loro il più forte "in bocca al lupo", chiediamo ai sostenitori di organizzarsi per la trasferta: i voti del pubblico sono determinanti!!!

Generazione Democratica Asciano è orgogliosa di avere ospitato i Lestofanti nella fase eliminatoria e di averli quindi "lanciati" verso questo successo, ancora in evoluzione...