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lunedì 16 novembre 2009

Somewhere over the rainbow


La leggerezza di una nuvola di palloncini colorati può liberarci dal peso di una vita passata a sognare insieme lo stesso sogno, che non si è mai avverato?
Questo film, che tanto insegna ai grandi e tanto diverte i piccini, risponde si.
Proseguendo nell'inseguimento della metafora all'elio, ci mostra come "si può fare!". Come la vita vada avanti anche quando noi ci illudiamo di volerci fermare esattamente lì, dove siamo. Perché andare avanti ci è impossibile. E, qualora muoversi fosse anche possibile,il senso di colpa, come un ancora, sarebbe così pesante da trascinare che forse alla fine vorremmo esserci fermati, seduti. Sdraiati. Ad aspettare un sonno liberatorio che, tanto, non arriva mai quando credi di volerlo.
Arriverà quando sarai pronto.
Così al senso di colpa, come ai bei ricordi che ne sono parte inscindibile, scegliamo di legare un'infinità di palloncini che lo renda leggero. Così verrà con noi, non lo lasceremo indietro. Tanto leggero che quasi non lo sentiremo più.
E nuovi amici ci faranno compagnia aiutandoci a tirare. Ma, quando la realtà ci chiederà di scegliere, staremo sempre coi nostri fantasmi. Ci si abitua a tutto. Anche all'assenza di chi si ama. E poi è dura farne a meno; tornare a riempire quel vuoto. Sembra un tradimento a chi non c'è più.
Ma se il grande assente ci libera, ci rendiamo conto che lo siamo sempre stati, liberi. 
In fondo al cuore sappiamo di essere vivi, e per vivere davvero bisogna rinnovare l'amore!
Che importa se poi l'oggetto della nostra attenzione è un petulante ragazzino sovrappeso?! 
Tutti abbiamo bisogno d'amare!

venerdì 16 ottobre 2009

Fortapàsc...


Ho da poco visto un film di Marco Risi (il figlio di Dino, per intenderci), che ho trovato estremamente significativo. Uno sguardo privo di compiacimento su una merda che riguarda tutti quanti noi. E' nostra, e non basta certo che ci tappiamo il naso.

La puzza raccontata in Fortapàsc passa dagli occhi, dalle orecchie, dalla pelle, dalla gola.
E di certo il napoletano leggermente stentato del protagonista (che peraltro deve a Napoli i suoi natali) non mi allontana affatto dalla realtà "rivissuta" e registrata a beneficio dei buoni intenditori.
E' registrata perché non è trasposta, non è confezionata per apparire. Appare com'è.
Nessun supplemento tragico alla tragedia quotidiana di una realtà che ci appartiene. Che è nostra di diritto e, soprattutto, di dovere.

Niente è aggiunto, niente è tolto. Né troppe lacrime, né troppe risa. Sembra di esserci.
E alla fine non si può piangere, nemmeno se conosci la persona che è morta.

Ci si può solo chiedere se questo paese valga ancora la vita di un giusto.

Francesca Benocci

giovedì 15 ottobre 2009

Bingo!

Riscrivere la storia...
Ieri sera ho visto "Inglorious bastards - Bastardi senza gloria".

BELLISSIMO
.


Ecco il trailer





domenica 11 ottobre 2009

Mani sulla città, mani che applaudono

Non so quanti di voi abbian visto il film di Rosi, "Mani sulla città". Se non lo avete ancora fatto, basterà osservare un telegiornale, sfogliare un giornale, per aver breve sintesi e idea del tema del film. "Mani sulla città" è stato realizzato nel 1963, a Messina si parla di abusivismo assassino nel 2009. Ieri sono stati celebrati gli oramai tristemente noti funerali di stato. Ogni volta che ne viene celebrato uno ho come l' impressione che dal precedente non si sia imparato nulla. Ogni singola ingiusta morte, vittima dell' errore umano (non nascondiamoci dietro l' ipocrisia dell' evento imprevedibile) dovrebbe insegnarci e costringerci ad imparare qualcosa di più profondo del triste sentimento provato nelle immagini di una vedova logorata dal troppo pianto, dalla confusione in testa del bambino rimasto orfano, che guarda senza completa comprensione del dramma la bara dei familiari defunti; dovrebbe insegnare a correggerci e migliorarci. questo è quello che c' insegnano fin da piccoli, vero? Invece no, solidarietà collettiva nelle lacrime della tragedia e nulla più. Una vera presa in giro! Come gli applausi che sempre accompagnano il minuto di silenzio che dovrebbe essere invece profonda analisi di coscienza; da cui chi applaude cerca d' evadere: coscienza sporca o stupidità di voler negare i nostri errori, gli errorri/orrori della nostra comunità? Errori che si sommano anno dopo anno, senza apparenti soluzioni e attenuazioni. Mentre Rosi, quasi cinquant' anni fa, disegnava un quadretto ripugnante di come la speculazione edilizia riesca a volte a far più morti di una guerra(od operazione di pace)qualcuno magari continua a dire no alla guerra e costruire case che durino fino la morte di chi vi abita: come i fatti dimostrano, molto poco. E noi continuiamo ad applaudire il minuto di silenzio ai caduti, senza pensare a far qualcosa di concreto affinché domani non ne venga applaudito un altro ancora, magari proprio il nostro.

domenica 6 settembre 2009

La Videopazzia

Ieri sera sono andata, dopo mesi, al cinema. A vedere VIDEOCRACY.
Alla fine della proiezione, ancora intontita, mi sono diretta verso l'uscita.
Ma la confusione non è un punto a favore di quest'opera di Gandini.
Eccetto qualche bella immagine e qualche buona inquadratura, il film è caotico anche dal punto di vista visivo.
L'intreccio, o meglio il "materiale" dell'inchiesta, si sviluppa in troppe direzioni, senza risolversi mai fino in fondo. E' come un lavoro a maglia in cui si passa da una sciarpa multicolore ad un intricato caos di fili, dalla tinta indefinita.
Non ci sono novità di sorta, eccezion fatta per il nudo integrale del signor Fabrizio Corona e la rivelazione dell'orientamento politico discutibile dell'ormai famigerato Lele (Daniele? Gabriele? Ismaele?) Mora.
Cose non particolarmente interessanti per i non fanatici di showbiz, annessi e connessi.
Ed essendo i non fanatici il principale (e peraltro sparuto) target del film, è stata una scelta azzardata concentrare le uniche due "sorprese" dall'altra parte della barricata.
In sostanza il film è deboluccio, ma con candore. E' deludente, ma "c'ha provato"...
Ci ricorda cose che già sappiamo; ci siamo dentro e la consapevolezza è nata e cresce con noi. Almeno con alcuni di noi.

Centro carismatico del film, come del resto del nostro personale limbo nazionale, è LUI. Il grande puparo (fratello?), il figliodibuonadonna, l'onnipresente sorriso a mille denti.
Ma è poi lui ad aver determinato l'assopimento dei cervelli dello stivale?
Personalmente non credo che ci abbia poi plagiati più di tanto. Ci ha dato ciò che, evidentemente (share docet), volevamo.
Che per questo si debba considerare un mostro un uomo che si prende troooppo sul serio, mi sembra esagerato.
Se non altro perché, demonizzandolo, si eleva la sua natura verso quello stesso soprannaturale che lo vorrebbe "l'unto dal Signore".
Mister Berlusconi dice una cosa, giusta (!), durante il film: ha effettivamente realizzato tutte quelle imprese che gli altri giudicavano troppo ambiziose, impossibili (tralasciamo il milione di posti di lavoro...).
Come, a spese di chi, con quali danni collaterali è un'altra storia, che il film non approfondisce (sic!).

Durante la visione, vedendo il grande vecchio senza il tramite della famigerata calzamaglia, ho provato un po' di pena per lui. Per questa vita assurda, per i fischi (meritati, non lo nego), per la vecchiaia che, scappa scappa, prima o poi arriva.
Sono arrivata a percepire che il peso attribuito a questa figura, nel bene e nel male, nell'amore cieco e nell'odio spudorato, l'ha resa un icona.
Berlusconi trascende l'uomo che è, e questa è colpa di ciascuno di noi. Nessuno escluso.
E per quanto io arrivi spesso ad auspicarne la dipartita, ho capito con orrore e tristezza il messaggio che il film di ieri aveva in serbo per me.
L'idolo, non l'uomo, lascerà dietro di se un grande vuoto da colmare.
Preghiamo di essere all'altezza.

Videocracy o del forno a microonde

Ieri ho visto “Videocracy. Basta apparire”, il film documentario di Erik Gandini sul potere della televisione in Italia.
Per chiarezza, riassumo in tre parole il film. La narrazione parte dalla nascita delle reti televisive del Primo Ministro e segue la loro evoluzione insieme all’evoluzione della società italiana. Il tutto - o quasi - raccontato nella forma di intervista ad una serie di personaggi:

- Riccardo, un aspirante showman
- Marella Giovannelli, fotografa e proprietaria di una residenza prospiciente Villa Certosa (quindi vicina di casa “estiva” del Primo Ministro)
- Lele Mora, agente televisivo che si
dichiara mussoliniano (sigh!)
- Fabrizio Corona, mercante di foto spesso nudo.


L'impressione generale è positiva: la visione è piacevole, ricca di spunti di riflessione e scorrevole. Durante la proiezione mi sembrava di assistere a qualcosa di davvero interessante. Sui titoli di coda ho iniziato a chiedermi il senso di tutto quello che avevo visto: sicuramente lo spunto più innovativo, almeno per me, riguarda la "progettualità", secondo il regista, dell'impero imprenditoriale del Primo Ministro. Infatti si sostiene la tesi secondo la quale già 30 anni fa, con il sorgere di Milano 2, Fininvest, etc., nell'imprenditore fossero ben presenti il disegno a lungo termine e le mire politiche. Francamente (forse ingenuamente?) io non ci avevo mai pensato: avevo sempre creduto che, così, uno si ritrova un colosso della comunicazione in mano e decide, a cose fatte, di gestirlo anche per la propaganda politica. Invece Gandini ritiene che il Primo Ministro avesse tutto in mente sin dall'inizio. Inoltre già da subito l’imprenditore non si è limitato ad espandere le reti televisive, ma ha iniziato a trasmettere dei messaggi che avrebbero cambiato la società italiana: è questa la "videocrazia" (“videocracy”, appunto). Il sottotitolo spiega molto: "basta apparire". Credo però che questo spirito esibizionista sia comune a gran parte della società occidentale. A dimostrazione di questo, googleando "grande fratello inglese" vengono fuori un paio di notizie interessanti. Una è quella della morte in diretta di una concorrente (Jade Goody); la seconda parla di un ragazzo 25enne (tale Sree Desari) che dopo essere stato eliminato dalla trasmissione si è tagliato le vene: direi che anche in terra d'Inghilterra la necessità di apparire si fa sentire pesantemente. Ultima notizia, forse quella più interessante, è che Channel 4 ha deciso di fermarsi con la decima e ultima edizione del reality show. Quindi il desiderio di entrare nella scatola della TV (a tutti i costi!) non contraddistingue l'Italia: perciò non è questa la peculiarità del modello sociale proposto (o imposto?) dalla nostra televisione. L'elemento secondo me discriminante è la mercificazione e la sovraesposizione del corpo. In particolare, ma non esclusivamente, del corpo femminile. Sicuramente gli uomini sono più facili da accalappiare. Bastano due tette e non cambiano più canale. Inoltre forse alcune donne sono attratte da questa beatificazione del nulla, e rimangono incollate agli schermi pensando “se ce l’ha fatta lei ce la posso fare anch’io!”. Così lo share aumenta e con questo le pubblicità, che sono tanto più efficaci quanto più il fruitore è sguarnito di adeguati strumenti di comprensione. Al fine commerciale vanno aggiunti i gusti dell'editore, che sono decisamente sensibili a certi argomenti. Sicuramente è questo l'elemento unico della nostra TV: gli anglosassoni (parlo di loro perché ne ho conoscenza diretta, ma non escludo che valga lo stesso per francesi, spagnoli o greci) rimangono letteralmente sconvolti dalla volgarità della nostra programmazione TV, dalla continua esposizione di corpi come carne da macello. In questo senso, è d'aiuto il documentario "Il corpo delle donne" di Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi.


clicca sull'immagine per vedere il video

Parla della scomparsa dell’autentica identità femminile nella TV italiana, sostituita da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante. Particolare risalto è dato alla cancellazione dei volti adulti in TV, al ricorso alla chirurgia estetica per cancellare qualsiasi segno di passaggio del tempo e alle conseguenze sociali di questa rimozione. Il problema è che la donna si è ridotta o autoridotta così, secondo gli autori: tantopiù che il 60% del pubblico TV è composto da donne.
Tornando a “Videocracy”, il film mi ha lasciato l'impressione di una generale pubblicità contro il Primo Ministro. Peccato, perché alcuni temi potevano essere sviluppati in maniera interessante e profonda.
In fin dei conti, la cosa più stimolante del film è fuori dal film: è il fatto che i maggiori network televisivi italiani si siano rifiutati di vendere degli spazi pubblicitari per la promozione di questa pellicola. Evidentemente hanno ritenuto pericoloso il messaggio veicolato dal film. Ora, siccome, secondo me, il film non ha detto né tanto meno dimostrato niente di nuovo, le cose sono tre:
- i dirigenti televisivi lo hanno sopravvalutato
- i dirigenti televisivi sono oscurantisti
- una gran parte del pubblico televisivo, guardando il film, avrebbe ascoltato delle riflessioni che non aveva e che mai avrebbe fatto...
Rimane da dire che l’inchiesta non racconta niente di sostanzialmente nuovo agli italiani, ma essendo una produzione svedese presentata al festival di Venezia, non va sottovalutata la valenza internazionale di questa opera.
In conclusione, se da un lato è vero che, come riportato dal film, la televisione è il principale mezzo di informazione per l'80% degli italiani, d'altro canto la TV si può spegnere - tanto facilmente quanto un forno a microonde.

venerdì 4 settembre 2009

Souvenirs de Suède

Souvenir 1/3
imparziale



Souvenir 2/3
imparziale? (e anche se non fosse?)

clicca sull'immagine
link al trailer di "Videocracy" su YouTube


Souvenir 3/3
imparziale vero?

clicca sull'immagine
link ad una pubblicità della rete televisiva SVT su YouTube


Quanto sopra, non per continuare a richiudersi in questo ormai polveroso antiberlusconismo. Al contrario! Questi souvenirs sottolineano la necessità di non proporsi più come interpreti della società moderna in continua evoluzione: continuerebbe ad essere una corsa contro il tempo. Contro un tempo che corre più veloce di noi ed in un campo che ci è estraneo. C'è invece necessità di cambiare rotta, di diventare attori della società stessa, riuscendo a modificarne la direzione.

P.S. Videocracy esce oggi, venerdì 4 settembre. A Siena sarà proiettato al Pendola: spettacoli alle 19.00, alle 20.45 e alle 22.30.