Visualizzazione post con etichetta Giovani Democratici. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giovani Democratici. Mostra tutti i post

giovedì 18 febbraio 2010

Radio Costituzione

I Giovani Democratici di Asciano stanno organizzando una

CENA

per sabato 27 febbraio, ore 20.00, al saloncino "Le Piramidi" (via Martiri della Libertà 53, Asciano): crostini e salumi, pici al ragù, roast beef con patate, dolce, caffè e, per chi ha voglia, ingresso al ballo delle Piramidi, tutto a 20 €.


L'occasione è la maratona radiofonica

"Radio Costituzione"

che si svilupperò in tutta la provincia con collegamenti da ogni comune.


Durante la cena faremo un collegamento radiofonico in diretta con SolidRadio (dalle 21.30 alle 22.00) durante il quale commenteremo la Costituzione e daremo spazio alle testimonianze partigiani. Sarà presente anche l'onorevole Franco Ceccuzzi che, da Asciano, farà un intervento in diretta radiofonica. Parteciperanno all'iniziativa Elisa Meloni, segretario provinciale del Partito Democratico, e Niccolò Guicciardini, segretario provinciale dei Giovani Democratici.

Per prenotare, puoi chiamare entro la sera di VENERDÌ 26 febbraio i numeri 349 135 868 9 oppure 334 732 239 8.


Clicca qui per informazioni su Radio Costituzione, la maratona radiofonica di Giovani Democratici Siena.

Clicca qui per ascoltare SolidRadio.

mercoledì 17 febbraio 2010

ON logo

Da...


... a ...


venerdì 12 febbraio 2010

La salute non ha sede

I Giovani Democratici della Toscana promuovono l'iniziativa "La salute non ha sede", finalizzata al diritto alle prestazioni sanitarie generiche per gli studenti fuori sede.
Riportiamo di seguito il testo integrale della petizione, che puoi firmare on-line cliccando qui.


La presente iniziativa dell’Associazione “Giovani Democratici della Toscana” ha lo scopo di promuovere un accordo tra l’Azienda Regionale per il diritto allo Studio Universitario e la Regione Toscana che permetta a tutti gli studenti universitari fuori sede, iscritti agli Atenei toscani, di usufruire gratuitamente delle prestazioni sanitarie generiche (visite ambulatoriali e domiciliari, prescrizione di farmaci) in comuni diversi da quello di residenza, senza dover rinunciare al proprio medico di famiglia.

La sanità è un servizio fondamentale che dovrebbe essere garantito a tutti i cittadini, ma che in molti casi è reso inesigibile a causa del malfunzionamento del servizio sanitario nazionale, delle lungaggini burocratiche, oppure, come nel caso degli studenti universitari fuori sede, per la rigidità di un sistema che non contempla la possibilità di ottenere prestazioni in regioni diverse da quella di residenza, se non effettuando il cambio del medico di base del proprio comune di residenza.

Attualmente gli studenti fuori sede possono assumere il cosiddetto domicilio sanitario che consente di entrare a far parte dell’anagrafe degli assistiti dell’azienda Usl nel territorio di riferimento e quindi di scegliere, come i residenti, un medico di base. Il domicilio sanitario dura da un minimo di tre mesi fino ad un massimo di un anno ed è rinnovabile per tutto il periodo di studio; per ottenerlo, però, occorre la cancellazione (reversibile) dall’anagrafe degli assistiti dell’Azienda USL di residenza. Tutto questo comporta evidenti disguidi logistici, in quanto uno studente fuorisede sarebbe portato a cambiare più volte il medico di base nell’arco dello stesso anno.

In caso di emergenza è possibile usufruire delle prestazioni del Pronto Soccorso (con tutta la trafila che ne deriva), ma per alcune prestazioni è necessario pagare il ticket, con il rischio ulteriore di “intasare il servizio” ricorrendovi anche per piccoli problemi di salute. Negli orari di chiusura degli ambulatori dei medici di base si può ricorrere alla guardia medica che in alcune regioni è diventato un servizio a pagamento per i tutti i pazienti residenti fuori Regione che non abbiano scelto un medico di base nell’ambito territoriale di domicilio.

L’assistenza sanitaria è un diritto costituzionalmente riconosciuto a prescindere dalla collocazione geografica del soggetto bisognoso di cure e rientra tra i settori interessati dall’intervento della Regione “al fine di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale per la concreta realizzazione del diritto agli studi universitari” (artt. 3 e 19 della legge 390/1991).

Proprio la legge del 2 dicembre 1991, n. 390 - Norme sul diritto agli studi universitari - prevede la possibilità per le Regioni, nell’ambito della programmazione regionale, di stipulare convenzioni con le Università, nonché con gli enti e istituzioni aventi comunque competenza nelle materie connesse all’attuazione del diritto allo studio, per assicurare prestazioni sanitarie agli studenti all’interno delle sedi universitarie.

Per tali ragioni noi sottoscritti cittadini ci appelliamo:
  • al presidente del Consiglio di amministrazione dell'Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario della Regione Toscana,
  • all’'assessore regionale alla ricerca ed all'università
affinché provvedano mediante un accordo che consenta a tutti gli studenti fuori sede degli Atenei Toscani (inclusi gli studenti stranieri) di accedere gratuitamente all'assistenza sanitaria generica attuando pienamente, in tal modo, il diritto allo studio di ogni universitario.

giovedì 11 febbraio 2010

Segreteria GD Asciano

Come riportato dal sito provinciale di GD Siena
è stata approvata la squadra che aiuterà il segretario comunale Gd di Asciano, Leonardo Carta, in questi mesi. Si tratta di Agata Coradeschi come vice segretario, Riccardo Marcocci come responsabile dell’organizzazione e Cristina Rimasti come tesoriere.
Le nomine sono state ufficializzate mercoledì 3 febbraio.

L'articolo originale lo trovi qui.

mercoledì 10 febbraio 2010

Non Solo Campagna

Il sig. Rossi, da Ragioniere della Cosa Toscana, ha già fatto i conti: quelle a seguire, non sono solo campagna elettorale.

Sono interventi politici fattibili che Enrico Rossi si impegna a realizzare in caso di vittoria.


Ecco, per immagini, le prime proposte sulle politiche giovanili avanzate dai Giovani Democratici Toscani ed Enrico Rossi Presidente.






lunedì 8 febbraio 2010

Le carceri in Consiglio Provinciale

Di seguito, pubblichiamo con piacere un intervento di Niccolò Guicciardini all'ultimo Consiglio Provinciale.

Si tratta della presentazione della Mozione “La situazione della Casa di Reclusione di Ranza nel Comune di San Gimignano e della Casa C. di Siena".


L'intervento originale puoi trovarlo sul blog di Niccolò.

Buongiorno a tutti,

cominciamo col dare un po' di numeri. In Italia abbiamo 65.067 detenuti, di cui meno della metà imputati e il resto (33.247) condannati. Di questi 24.152 sono immigrati ed è da notare come il numero degli imputati detenuti tra gli immigrati superi di quasi quattromila unità i condannati detenuti, mentre tra i cittadini italiani il numero dei condannati detenuti superi di quasi seimila unità gli imputati detenuti.
In definitiva, l'Italia ha una consistente popolazione detenuta, che determina molto spesso condizioni di sovraffollamento e difficoltà di gestione. Per questo motivo, qualche giorno fa, il 13 gennaio, il Governo ha dichiarato lo stato d'emergenza nazionale. Conseguentemente, nel comma 219 della Legge Finanziaria 2010, sono stati stanziati cinquecento milioni per le infrastrutture carcerarie, prevedendo o la realizzazione di nuove strutture o l'aumento della capienza di quelle esistenti. In particolare, è prevista la realizzazione di quarantasette nuovi padiglioni affiancati a strutture già presenti nei territori. In tutto questo, si prevede anche di assumere alcune unità come Polizia Penitenziaria. Tutto ciò significa che a qualcosa sono servite le proteste, l'impegno e la determinazione di tanti cittadini, delle istituzioni locali, degli agenti penitenziari... Tutto questo però non basta. La creazione di nuovi padiglioni è davvero pericolosa, se non ragionata: credo di poter dire fin da ora che una soluzione del genere non andrebbe affatto bene per la Casa di Reclusione di San Gimignano. Chiedo in prima istanza di aggiungere le seguenti due correzioni alla Mozione. Inserire in conclusione del settimo capoverso la frase “come evidenziato in una lettera del Sindaco Giacomo Bassi al Ministro Angelino Alfano” e inserire alla chiusura della mozione “nonostante i piccoli segnali dati nell'approvazione della Finanziaria 2010, che speriamo possano essere solo una base di partenza di un nuovo e più incisivo intervento del Governo sulle tematiche in oggetto”.
Tutto questo non basta, dicevo. La situazione presentata nella Mozione rimane. Noi non possiamo considerare le carceri come dei luoghi di stoccaggio di rifiuti tossici che la nostra società produce, non possiamo considerare le carceri come luoghi in cui rinchiudere i reietti per renderli inoffensivi, come fosse uguale spedirli in una lontana isola deserta. Non possiamo considerare le carceri un costo da ottimizzare per stipare uomini e donne in celle strette, ledendo i loro diritti di esseri umani. Non possiamo accettare che (e le condizioni di sovraffollamento incidono) ci sia un tasso di suicidi così alto in carcere. Cito Sofri che racconta come nelle carceri ci sia “una disperazione sulla quale non scende più nessun anestetico e che i traduce in un alto tasso di suicidi, che sono tanto più significativi perché commessi da persone giovani, che hanno pene brevi, oltre alle diffuse forme di autolesionismo fisico”. Il 2009 è stato l'anno con più suicidi in carcere della nostra storia: 72.
Infine, non possiamo legare il concetto di detenzione meramente a quello di 'punizione'. Viceversa, il sistema penitenziario è parte della società ed in essa svolge un ruolo cruciale attraverso la riabilitazione e le fasi trattamentali. Senza entrare nei dettagli, anche se consiglio vivamente una lettura come Cesare Beccaria ai nostri rappresentanti attualmente al Governo, il messaggio che dobbiamo dare deve essere chiaro e forte: investire sul sistema carcerario significa investire su una società migliore.
E alcune interpretazioni semplicistiche delle condizioni dei detenuti, peraltro preoccupanti a maggior ragione dopo gli eventi di cronaca degli ultimi mesi, lasciano il tempo che trovano. Ha avuto ad dire sempre Sofri come “il dolore nelle carceri sia una specie di fondo perenne e in questo senso sordo: un dolore, cioè, che nessuna risata, nessun gioco allegro, nessuno spintone tra ragazzi -che sono la maggioranza della popolazione carceraria oggi-, nessuna partita di calcio o di calcetto o di biliardino può far dimenticare nemmeno per un momento”. Credo che queste parole esprimano bene di cosa stiamo parlando.
In Toscana abbiamo 4321 detenuti, praticamente quanto un Comune della nostra Provincia. A Siena sono detenuti 386 detenuti circa. C'è una situazione che è divenuta intollerabile da tempo e cui la nostra istituzione può dare il proprio impegno e la propria solidarietà a partire dall'approvazione di questa mozione, su cui spero troveremo convergenze anche dalle minoranze perché è un problema del nostro territorio.
Andrò per sommi capi. Primo punto: il sovraffollamento di Ranza. Il carcere di Ranza vive in un significativo sovraffollamento. Ad ora abbiamo un sovraffollamento stimato di circa 103 detenuti. Questo significa un'oggettiva difficoltà a garantire standard decenti di vivibilità, nonostante il lavoro quotidiano e l'impegno di tanti operatori ed agenti. A Ranza sono presenti 306 detenuti, con una complessità ed una composizione molto eterogenea. Più di un terzo, infatti (120 ad ora), sono stranieri, cinquanta nordafricani e quaranta dell'Europa dell'Est. Questa situazione eterogenea rende ancora più impegnativo il lavoro degli agenti nel carcere.
Secondo punto: a fronte di questa situazione, a Ranza si registra una carenza di organico pari a circa il 42% rispetto alla Pianta Organica prevista per un carcere di quelle dimensioni. Sono attive ad oggi 131 unità nel carcere con un deficit di 102 unità. Il decreto ministeriale del 2001 in materia, infatti, prevede duecentotrentatré unità attive nella Casa di Reclusione di Ranza. In particolare mancano dodici ispettori, undici sovrintendenti e trentasei agenti ed assistenti. Ciò determina un ricorso obbligatorio alle ore di lavoro straordinario, che mediamente significano sei giorni di lavoro in più al mese per ciascuna unità.
Inoltre, il sovraccarico di lavoro e la responsabilità sono diventati intollerabili per la Polizia Penitenziaria di Ranza, che mette a rischio la propria incolumità fisica. E' di non molti mesi fa l'episodio di una grave aggressione da parte di un detenuto che ha mandato a lungo in ospedale un agente penitenziario. Questi sono fatti gravi, che generano insicurezza, difficoltà a svolgere il proprio lavoro, difficoltà ad attivare molte attività... Su tutto questo si è attivato da tempo il Sindaco di San Gimignano, Giacomo Bassi, molti altri enti locali, oltre che gli Onorevoli Franco Ceccuzzi e Susanna Cenni.
Terzo punto: a Ranza manca una dirigenza stabile. L'attuale Dirigente è impegnato nella conduzione di un altro istituto in una regione lontana dalla nostra e questo genera per forza problemi. Inoltre, manca proprio l'assegnazione di un Dirigente alla guida dell'istituto in pianta stabile.
Il quarto punto sta nei fattori di insicurezza percepita dalla popolazione sangimignanese e in particolare da chi abita vicino al carcere. Anche questo è un aspetto da tenere in considerazione.
Il quinto punto riguarda, invece, la Casa Circondariale di Siena. Anche qui si registra una carenza di organico, pari a diciotto unità, di cui dieci agenti o assistenti. Il sovraffollamento a Siena è calcolato in circa trenta detenuti. Quello che però più preoccupa è di ordine igienico-sanitario. La struttura penitenziaria è infatti fatiscente, invivibile sotto l'aspetto igienico-sanitario. Inoltre, la collocazione nel centro storico non aiuta né la possibilità di intervenire in modo determinante sulla struttura, né nel contemperare la sicurezza con un contesto esterno improntato principalmente al turismo. Su questo bisogna fare qualcosa.
Il sesto punto che voglio portare alla vostra attenzione riguarda l'impossibilità, in queste condizioni, di procedere spesso alle attività, in particolare di mantenere viva e implementare quella rete di relazioni con associazioni importanti nel tessuto del nostro territorio. Ci sono tante associazioni ed enti che si impegnano nel creare un ponte solido tra il carcere e la società, che riescono ad incidere in modo determinante sul reinserimento. Sostenerle e rendere il carcere un luogo sicuro per chi va ad operarci è un obiettivo primario.
Un altro aspetto, il settimo a questo punto, è che il Governo non ha dato risposte circostanziate e precise a precise e circostanziate domande degli enti locali e dei nostri Parlamentari. Spero che anche da parte delle opposizioni di questo Consiglio ci sia la volontà di portare questa questione all'attenzione. Spero che su questo tema riusciremo a fare un lavoro insieme, visto che stiamo parlando di questioni così vive ed importanti per i nostri territori.
Dobbiamo considerare il carcere come un luogo strategico e complementare della società. Per fare questo, serve la volontà di investire e di prestare attenzione a tutto quello che accade.
Vi ringrazio per l'attenzione.

sabato 6 febbraio 2010

Tre Senesi a Firenze

Il candidato Rossi incontra i Giovani Democartici della Toscana

Pubblichiamo un resoconto sull'incontro tra Enrico Rossi e i Giovani Democratici della Toscana. L'articolo originale lo trovi sul nuovo sito provinciale di Generazione Democratica Siena. Le proposte per i giovani le puoi trovare per esteso sul sito Enrico Rossi Presidente.


Sabato 30 gennaio presso il Comitato Elettorale di Enrico Rossi a Firenze, una delegazione dei Giovani Democratici della provincia di Siena ha partecipato ad una conferenza stampa relativa alla presentazione del programma elettorale di Enrico Rossi (candidato Presidente della Regione Toscana) in merito alle politiche giovanili. La preparazione della partecipazione all’incontro ha fatto sì che i delegati abbiano avuto occasione di approfondire i temi relativi ai giovani professionisti e ai finanziamenti diretti della Commissione europea per la Ricerca.

Il problema dei giovani laureati in architettura, ingegneria o giurisprudenza è avere un futuro. Generalmente, completato il percorso formativo, si trovano in una di queste condizioni:

  1. libera professione: provano a sbarcare il lunario svolgendo la libera professione, scontrandosi con un clima generale di sfiducia generato dalla supposizione, quasi universale, che “giovane è incapace”
  2. zero euro: molti giovani laureati sono disoccupati (fatto nuovo per le professioni tecniche) o sono impegnati in alienanti esperienze lavorative non retribuite nella speranza, un giorno, di mutare la loro condizione in una di quelle, non molto rosee, descritte a seguire
  3. dipendenti IVA: molti giovani aprono, o meglio sono invitati ad aprire, una partita IVA e però sono sottoposti, di fatto, ad un rapporto lavorativo dipendente continuativo ma saldato tramite emissione di fattura e senza nessun contratto. Tutto questo, ovviamente illegale, per somme che si aggirano intorno alle 500 € al mese. Questa condizione riassume in sé gli aspetti negativi dei contratti a termine o a progetto (in quanto, anche più di questi, non permette di avere nessuna prospettiva futura) e gli aspetti negativi tipici della partita IVA (non esistono “malattia”, “gravidanza”, “ferie” e si devono caricare di numerose spese quali il commercialista, le assicurazioni sanitarie e professionali, le spese di iscrizione agli albi, oltre alla previdenza sociale che non è compresa nei compensi ricevuti)
  4. dipendenti a nero: no comment

Noi vorremmo che la Toscana si facesse carico di queste problematiche, rendendosi promotrice di un cambiamento della cultura sociale che relega i giovani in ruoli marginali nel mondo del lavoro. Vorremmo che l’Amministrazione Regionale promuovesse un insieme sistematico di controlli fiscali così da far emergere tutte le situazioni illecite. Vorremmo che la nostra Regione sviluppasse un piano di sostegno ai giovani lavoratori, composta da ammortizzatori sociali e stage formativi in attesa di una collocazione lavorativa.

Riguardo al secondo punto, si è individuata l’esigenza che gli Enti Locali, in accordo con le Università, promuovano attività di formazione in europrogettazione per il personale amministrativo e docente, nonché per i laureandi. Ciò al fine di rendere economicamente sostenibili tutte quelle branche della ricerca (come ad esempio quella umanistica) che non si sono ancora giovate dei finanziamenti europei (spesso ostacolate dalla complessità burocratica e progettuale) e che non riescono ad attrarre investimenti privati per la difficoltà di interazione col mondo delle imprese.

Enrico Rossi, affiancato da Patrizio Mecacci – segretario regionale dei Giovani Democratici, ha esposto i punti cardine del suo programma elettorale in merito alle politiche giovanili:

  1. fondo per lo sviluppo personale: contributo a fondo perduto (10.000 € per i laureati triennali e 20.000 € per i laureati quinquennali) a sostegno di attività di formazione e approfondimento quali esperienze lavorative professionalizzanti, corsi specifici, master sia all’Italia che all’estero oppure per avviare una attività lavorativa. Tutto riservato ai laureati a pieni voti (con lode?) e che abbiano rispettato i tempi. Su questa proposta abbiamo espresso dei dubbi in merito al rischio della “fuga dei cervelli”, ovvero: un ragazzo viene formato (dalle scuole elementari all’università) in Italia, quindi a carico della collettività; poi, per esempio, segue un master in California a spese della Regione Toscana dopodiché “può” darsi che là trovi una sua dimensione, che là lavori, che là paghi le tasse. Crediamo che ci sia la necessità di inserire dei metodi per incentivare ritorno in Italia (Toscana?)
  2. fondo di opportunità per lavoratori precari: per disoccupati fino a 35 anni si prevede l’istituzione di contributi alla formazione professionale per completare le proprie competenze o acquisirne di nuove così da rendere fruttuosi i periodi di mancata occupazione
  3. prestito d’onore: la Regione presterà fino a 50.000 € a giovani che abbiano completato il percorso formativo universitario o professionale per avviare l’attività lavorativa e da restituire entro 10 anni dall’inizio dell’attività stessa
  4. affitto di emancipazione: si prevede un contributo all’affitto di 200 € al mese per massimo 3 anni per i giovani tra i 22 e i 30 anni fino ad un massimo di 25.000 contributi all’anno
  5. servizio civile professionalizzante: grazie al finanziamento aggiuntivo previsto dalla legge esistente, si prevedono progetti in campo universitario, culturale, assistenziale, ambientale, abbinati a forme di sostegno tra cui, per esempio, contratti di affitto agevolati

La spesa per questo “pacchetto giovani” sarà di 200 milioni di € che si troveranno dalla riorganizzazione delle politiche giovanili, da fondi europei e da risorse aggiuntive.

Queste proposte si integrano con quelle espresse nei giorni scorsi dai GD Toscani (puoi trovarle a questo link).

Siena, 30.01.2010
Giuseppe Emiliano Bonura
Leonardo Carta
Valentina Valentini

giovedì 28 gennaio 2010

mercoledì 27 gennaio 2010

Robin Brunetta Hood: la mobilitazione dei GD Toscani

ovvero: rubare ai vecchi per dare ai bamboccioni.

E' di un paio di giorni fa la sortita del Ministro Brunetta relativa al "progetto bamboccioni": un assegno (una tantum?) di 500 euro ai giovani per aiutarli ad uscire di casa - come se non bastassero le gambe. Il tutto finanziato "lavorando" sulle pensioni. Rapida arriva la smentita del Governo. Altri dettagli sulla notizia puoi trovarli su:
"L'elemosina di Brunetta" ha portato i Giovani Democratici Toscani a promuovere un'iniziativa popolare che servirà a protestare contro questo provvedimento e far capire il nostro punto di vista e le nostre proposte. Riportiamo il comunicato sull'evento.

Uscire fuori di casa per non uscire fuori di testa

I Giovani Democratici Toscani reagiscono a Brunetta e alla sua
proposta di legge che prevede di dare ai giovani una somma di 500 euro al mese prelevata dalle pensioni. La cosiddetta “legge anti-bamboccioni” che in questi giorni sta dando adito a molte discussioni, ha infatti mobilitato anche i Giovani Democratici Toscani che, venerdì 29 e sabato 30 gennaio, allestiranno punti di volantinaggio e di distribuzione di banconote di cartone con la faccia di Brunetta, davanti alle scuole, alle università e ai luoghi di aggregazione giovanile. A distribuire le banconote anche i militanti senior del Partito Democratico.

Il nome dell’iniziativa è S. B. Day, che con la lettura toscana diventa un ironico “Si Brunetta Dai”. “Sul retro delle banconote - spiega Patrizio Mecacci, segretario regionale dei GD - presenteremo alcune proposte per le prossime elezioni regionali. Brunetta pensa che una paghetta basti a soddisfare le esigenze dei giovani italiani, e cerca di contrapporre tra di loro pezzi di società che hanno gli stessi problemi. Noi rifiutiamo lo scontro tra le generazioni: vogliamo essere i protagonisti del nostro presente, e non gli assistiti di un modello sociale incapace di dare risposte moderne. L’assenza di ammortizzatori sociali adatti al nuovo mercato del lavoro pesa in maniera drammatica sulla nostra generazione. Servono forti investimenti per liberare le energie giovanili, soprattutto attraverso la formazione e la conoscenza, in tutti i settori: dall’infanzia al lavoro, dall’impresa allo studio, per tutta la vita. Abbiamo bisogno di fondi per favorire nuove politiche degli affitti a basso costo, e per stimolare la mobilità abitativa. E per combattere la fuga dei cervelli dobbiamo investire nella ricerca, e promuovere chi decide di tornare in Toscana dopo aver studiato all’estero, nei migliori atenei del mondo. Altro che l’elemosina di Brunetta.”

La Toscana Avanti Tutta
Uscire fuori di casa per non uscire fuori di testa.


“Occorre ridare un futuro ai giovani
. Qui, in Toscana. Se decidono di andare all’estero, non deve essere una “fuga di cervelli” ma una decisione consapevole, sapendo che esiste un contesto amico di partenza a cui possono far ritorno per capitalizzare ciò che hanno imparato altrove. Se decidono di investire in un talento o in una idea, la Regione deve dare loro gli strumenti e la possibilità concreta di farlo – in autonomia”.


Ecco alcune delle proposte per raggiungere l’obiettivo di far scendere da 32 a 25 anni l’età media in cui si lascia la famiglia di origine:

  • fondo di rotazione per l’autonomia dei giovani, con mix tra finanziamento regionale e privato fino alla maggiore età o il termine degli studi, prevedendo poi una rimborsabilità nel tempo del finanziamento ricevuto;
  • istituzione del debito d’onore regionale per gli studi universitari o professionali restituibile entro 10 anni dall’inizio dell’attività lavorativa;
  • formazione sia per giovani con rapporti di lavoro precari, sia per sfruttare i periodi di mancata occupazione come investimento su se stessi;
  • sostegno al diritto allo studio sotto forma di contributo all’affitto per studenti fuori sede (es. 200€ al mese per tre anni a chi ha un regolare contratto di locazione ed età compresa tra i 19-25 anni);
  • servizio civile professionalizzante e integrato al processo di formazione teso a “favorire il legame con la Toscana” (sfruttando la Legge Regionale esistente ed il relativo finanziamento aggiuntivo) con progetti adeguati in campo universitario, culturale, assistenziale, ambientale, e prevedendo ulteriori forme di sostegno.
Questo il materiale che sarà in distribuzione durante la mobilitazione del 29 e 30 gennaio:





Altre info su:
Se vuoi, stampa e diffondi il materiale che trovi qui.

venerdì 13 novembre 2009

omoFOBIA 2009

Condividiamo volentieri la campagna promossa a livello nazionale dai Giovani Democratici in merito all'omofobia.


Sito

sabato 26 settembre 2009

Machiavelli e don Momigli

Sabato scorso sono stato alla scuola per amministratori organizzata a San Gimignano dall'Istituto Gramsci Toscano in collaborazione con PD Toscana, GD Toscana e Associazione Romano Viviani.
Curiosando nel programma della scuola avevo intravisto, tra i relatori, un certo don Giovanni Momigli,
a me fino a quel momento sconosciuto, che avrebbe trattato il tema dell'immigrazione. Ora, francamente, un'ora di lezione sull'immigrazione tenuta da un sacerdote in un assonnato pomeriggio di sabato nel bel mezzo di 6 sessioni di studio, non sembrava una prospettiva propriamente allettante... Invece don Giovanni si è rivelato davvero originale e interessante. Intanto cazziando il coordinatore delle lezioni per aver usato la locuzione "società multiculturale" - dopo approfondirò questo argomento. Poi dichiarando che i soliti dibattiti sul tema "immigrazione, risorsa o problema" lo hanno stufato, così come non ce la fa a non cambiare canale se vede un prete (che non sia lui) che in TV parla di immigrazione.

Tra parentesi, don Giovanni Momigli è presidente del CdA della Fondazione Spazio Reale, e vorrei presentarlo con il profilo che si trova sul sito della fondazione stessa:

Giovanni Momigli, nato a Firenze 13 ottobre 1950. Dopo un'esperienza di fabbrica, prima come operaio falegname e poi come impiegato amministrativo, nel 1974 è stato eletto membro della segreteria provinciale della FILCA (sindacato edili e legno della Cisl), iniziando così l’attività sindacale a tempo pieno che lo vede Segretario generale della FILCA provinciale, membro della segreteria regionale e dell'esecutivo nazionale della stessa categoria, membro del consiglio generale della Cisl provinciale e regionale. All’inizio del 1984 lascia il sindacato ed entra in seminario. Viene ordinato prete dall’Arcivescovo di Firenze, Cardinale Silvano Piovanelli, il 12 aprile 1990 e viene nominato viceparroco della Parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio a Firenze e, dall’ottobre 1991, parroco della parrocchia di san Donnino. Nel 1993, a termine del Sinodo diocesano, il cardinale Piovanelli costituisce l’Ufficio per la Pastorale Sociale e Lavoro e lo nomina direttore; incarico che gli viene confermato dall’attuale Arcivescovo di Firenze, cardinale Ennio Antonelli. Nel giugno 1997, Piovanelli crea la Fondazione Diocesana per il Lavoro e lo nomina presidente. Dal 2005 è incaricato dalla Conferenza Episcopale Toscana dell’Osservatorio Giuridico Legislativo della stessa CET.


La sua lezione tratta di politich
e per la nuova cittadinanza e strategie e politiche per l'interetnicità.

Le cose cambiano. Cambiano nel tempo. E cambia anche il senso del tempo. Stiamo passando da una società che com
prende la linearità del tempo e quindi la consequenzialità delle azioni nel tempo, ad una percezione puntiforme della vita: l'esistenza come un insieme di punti, ieri, oggi, domani, senza una connessione logica tra di essi. Anche i pubblicitari l'hanno capito, e se la giocano con slogan tipo "life is now". Il senso del tempo cambia in verticale (cioè in diverse epoche) ma anche in orizzontale: oggi, uno studente e un pensionato non hanno la stessa visione del tempo.
Allo stesso modo cambia l'immigrazione, o meglio, è cambiata: sia nell'essenza che nella sua percezione. L'immigra
zione nell'epoca della globalizzazione è diversa per le dimensione dei flussi migratori, per le maggiori possibilità di spostamento per la qualità degli emigranti. Per queste ragioni è sempre più inadeguato parlare di controllo dell'immigrazione: quelle che serve è il governo dell'immigrazione.
Per governare è necessario un PROGETTO DI SOCIETA'. Non ci si può basare sul singolo elemento su cui decidere e prendere in rassegna tutti i pro e tutti i contro: ogni azione ne ha e spesso è difficile soppesarli. Quello che aiuta nel prendere le decisioni è verificare la rispondenza e l'adeguatezza di un provvedimento in relazione al progetto di società verso il quale tendere. Per esempio, la questione delle
classi di bambini cinesi: è facile comprendere come ci siano pro e contro. Sicuramente con insegnanti dedicati i bambini non alfabetizzati impareranno prima l'alfabeto italiano, ma ci sarà inevitabilmente una maggiore difficoltà ad intessere rapporti sociali con bambini di altre etnie. Dove è scritto cosa è meglio? Non è scritto, per fortuna... l'unica soluzione è riferirsi al modello di società che vogliamo. Secondo don Momigli, e anche secondo me, la società che vogliamo creare deve essere:
  • plurietnica perché non si può scegliere: la nostra società è già composto da più etnie...
  • multireligiosa perché non si può pensare ad una sincresia religiosa (e quindi ad una società inter-religiosa): la giustapposizione di diversi credo porta però immediatamente alla laicità del ragionamento politico: la ragione diventa l'unico elemento comune su cui poter ragionare, non la fede!
  • interculturale perché vogliamo una società dell'interazione e non della segregazione (come nel modello multiculturale, simile a quello americano, in alcuni casi).
Si vuole tendere quindi all'interazione e non all'integrazione:

INTEGRAZIONE

Semplicemente perchè chi integra chi? Chi è l'integrante e chi l'integrato? Così come per concetti come "tolleranza" o "accoglienza": perchè io ti tollero? Magari sei tu a dover tollerare me...
Il progetto sociale ben definito porta anche a scelte urbanistiche: infatti la società multiculturale è quella della concentrazione o della segregazione, mentre quella interculturale è della diffusione. Con strumenti che possono includere anche limiti percentuali alla presenza di stranieri in ciascuna zona, così da evitare la concentrazione e la segregazione e incentivare la diffusione.

Un testo di riferimento: "
La carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione" di Giuliano Amato, 2007.

venerdì 25 settembre 2009

Accoglienza, integrazione e tutela in Consiglio Provinciale

Di seguito, pubblichiamo con piacere l'intervento di Laura Mannucci all'ultimo Consiglio Provinciale.

Si tratta della Legge Regionale n. 29 del 2009, "Norme per l'accoglienza, l'integrazione partecipe e la tutela dei cittadini stranieri nella Regione Toscana" e l'intervento qui riportato è in risposta ad una interrogazione in materia da parte del gruppo consiliare del PdL. Per scaricare il testo integrale della legge, clicca qui.

Laura è di Sinalunga e fa parte di Generazione Democratica.


Ho riflettuto a lungo su come impostare il mio intervento, sono dell’idea che affrontare un dibattito sulla legge regionale 29 del 2009 senza fare un’analisi della situazione sociale e culturale in italia, porterebbe solo ad un dibattito sterile. Dagli anni 80, la società Italiana ha subito profonde trasformazioni, sia al livello macro che micro; al livello macroscopico, la popolazione tende ad essere sempre più longeva (vita media degli uomini 77,8 anni e delle donne 83,4), con una maggiore presenza di anziani e sempre meno bambini, ad oggi contiamo 59 milioni di abitanti, ma con un livello di fecondità pari a 1,32 (dati onu 2006) per donna, questo significa che non viene garantito il livello di sostituzione che dovrebbe essere pari a 2 (i genitori), il dato che ho appena dato, è innalzato dal forte contributo che danno le coppie straniere residenti in Italia, infatti se si scinde il dato complessivo si vedrà che le donne straniere in Italia hanno un tasso di fecondità pari a 2.41 e per le donne italiane 1,24; se il livello di fecondità rimane costante, nel 2050 l’Italia subirà una decrescita della propria popolazione di 5 milioni di abitanti in meno, quindi da 59 milioni di abitanti ne avremo 54. Naturalmente, è auspicabile che la popolazione continui ad essere più longeva, ma quello che preoccupa, è che ci sono più vecchi che giovani in età lavorativa che possano sostenere il sistema pensionistico. Il fenomeno migratorio che interessa l’europa, è caratterizzato dall’entrata di persone in età giovane (quindi produttive e feconde) nel sistema società, oltre il 70% dei migranti hanno un’età inferiore ai 40 anni, tra il 2003 e il 2006 si registra un forte incremento dei minori stranieri nelle nostre scuole (grazie ai quali molte scuole sono ancora aperte, molte insegnanti sono ancora al lavoro…).
Attualmente gli stranieri regolarmente presenti sono circa il 6% della popolazione e i nati stranieri in italia sono circa il 10% dei nati totali, già da questa considerazione emerge il forte contributo della popolazione straniera rispetto a quella autoctona. La crescita della presenza straniera non si e' riflessa in minori opportunita' occupazionali per gli italiani, che sembrano invece accrescersi per i più istruiti e per le donne. Lo afferma uno studio della Banca d'Italia contenuto all'interno del rapporto sulle economie regionali del 2008.Le nuove generazioni di stranieri, che rappresenteranno una componente rilevante della futura forza lavoro nel Paese, registrano significativi tassi di abbandono scolastico e un livello di competenze inferiore a quello, degli italiani. L'incremento del numero di stranieri non si e' dunque associato a un peggioramento delle opportunità occupazionali degli italiani, sebbene emergano differenziazioni tra i segmenti della popolazione. Attraverso la regolarizzazione avviata nel 2002 che ha portato all'emersione di circa 650mila persone che già lavoravano in Italia. L'afflusso degli immigrati non ha interessato in maniera uniforme tutte le aree del Paese: l'incidenza della popolazione straniera e' oggi molto piu' elevata nel Centro Nord (quasi l'8 per cento) rispetto al Mezzogiorno (2,1 per cento). In Lombardia, Veneto, Lazio, Emilia-Romagna e Piemonte, dove si concentra il 45 per cento della popolazione italiana e si produce poco meno del 60 per cento del valore aggiunto nazionale, risiedono quasi il 70 per cento degli stranieri. L'afflusso di immigrati ha sostenuto la dinamica della popolazione residente, che tra il 2002 e il 2008 e' cresciuta del 4,6 per cento.
Gli stranieri tendono a svolgere mansioni a minore contenuto professionale e a lavorare in imprese meno produttive. Il 44 per cento degli immigrati e' impiegato in occupazioni non qualificate o semiqualificate.
Il motivo per cui mi sono dilungata a parlare di dati, è perché la posizione del nostro governo rispetto alla legge R.T. n.29/2009, parte da una differente impostazione culturale su questi temi rispetto alla Regione toscana, che invece ha cercato di basarsi sui dati empirici e sulle esigenze concrete dei cittadini del proprio territorio, noi affermiamo che i cittadini stranieri sono utili e servono a questo paese, il Governo cerca di far passare il messaggio opposto : NON LI VOGLIAMO, SONO DIVERSI, CI CREANO SOLO PROBLEMI…
La legge Regionale n.29 del 2009 è ispirata a principi universali e condivisi al livello internazionale sia attraverso l’Onu, sia attraverso l’Unione Europea, cioè quelli dell’universalismo dei diritti, del riconoscimento dei diritti inviolabili dell’uomo, e la realizzazione del primato della persona dal punto di vista sociale, valori del pluralismo culturale come occasione di coesione sociale intorno a principi e regole costituzionali… La regione toscana, promuove la partecipazione attiva dei cittadini stranieri a alla vita sociale del contesto in cui si trovano, con la finalità di realizzare una piena cittadinanza e prevenire fenomeni di xenofobia o razzismo.
La legge in oggetto…al suo interno non contiene nulla di rivoluzionario ma si tratta semplicemente di un riordino in materia di immigrazione, coerente con i trattati internazionali ed europei firmati dall’italia, rispetto al sistema dei servizi toscani, l’insieme dei valori e dei principi che lo muovono.
Il tema esposto, sull’incostituzionalità della legge regionale va totalmente contro l’art.V della costituzione, che parla di federalismo e decentramento amministrativo; non si può poi affermare l’incostituzionalità di una legge, quando essa tratta di temi di propria competenza (servizi sociali) e non fa altro che dare delle linee guida in materia…
Quando si parla di diritti universali dell’uomo, si parla di tutti gli UOMINI… Io penso che il vero tema su cui dovremo dibattere è l’esigenza di una maggiore legalità e sicurezza, e questa è un’esigenza che viene espressa da tutti, uomini e donne di destra, di sinistra o di centro, ed è un bisogno fortemente sentito da tutti, ma quello che mi domando è: Siamo veramente sicuri che diffondendo una politica di esclusione, di paura dello straniero e di emarginazione dello stesso è la soluzione ai problemi della sicurezza?
La Toscana, vuole realizzare qualcosa di diverso…vuole che le persone che vivono e lavorano regolarmente qua s’inseriscano ed inseriscano i propri figli nella nostra società per poi realizzare una piena integrazione, e chi soggiorna nel nostro territorio in modo irregolare, abbia il diritto sacrosanto di essere curato e di avere un pasto.
A mio avviso cavalcare l’ondata di odio verso gli stranieri presenti nel territorio, è sbagliato per tutti i motivi che ho elencato prima, noi abbiamo bisogno di loro per motivi demografici, lavorativi, economici…
Altra critica mossa a questa legge nell’ordine del giorno, è che la Toscana viene dipinta come il paradiso dei clandestini; l’errore che si continua a fare, a mio avviso è sempre di estrazione culturale, perché la criminalità non prende campo in contesti di legalità, rispetto dei diritti umani e sociali, ma nei contesti più duri e instabili socialmente e legalmente. Anche la Chiesa si è espressa chiaramente a sostegno della legge toscana sull’immigrazione, esprimendo preoccupazione rispetto alla campagna mediatica basata sull’insicurezza e sulla paura, di questo governo che punta ad espropriare i cittadini italiani della propria coscienza.
Va riconosciuto che per realizzare a pieno i principi della lr. 29/2009 serve una presa di coscienza reciproca, sia da parte dei cittadini Italiani, ma soprattutto da parte dei cittadini stranieri, che consapevoli del fatto che vengono accorti e ospitati dal nostro paese, devono agire nella legalità e nel rispetto della nostra cultura, ma soprattutto delle nostre leggi. Sono convinta che se riusciamo a sviluppare una coscienza del rispetto reciproco, la nostra società potrà realizzare una multi etnicità costruttiva.
Concludo dicendo che ha mio avviso qua abbiamo un dovere importante, cioè quello di far comprendere il vero valore di questa legge, che determina il primato (ancora una volta) della regione toscana su temi di sempre più importanza!!!
GRAZIE

venerdì 18 settembre 2009

Scuola per amministratori a San Gimignano

Nei giorni di venerdì 18, sabato 19 e domenica 20 settembre, presso il camping "Boschetto di Piemma" a San Gimignano è in programma la Prima scuola per amministratori organizzata dall'Istituto Gramsci toscano. Di seguito pubblichiamo il programma.


PROGRAMMA

Venerdì 18 settembre
16.30 Iscrizioni e accredito partecipanti
17.00 Apertura della scuola e saluti
17.30-18.30 Relazione introduttiva Paolo Fontanelli, Resp. Enti locali PD
18.30-19.30 La città futura, Guido Martinotti, Sum
20.00 Cena
21.00-22.30 Tavola rotonda: La sfida del governo per le nuove generazioni
Cristian Pardossi, Giacomo D’Arrigo, Dario Nardella, Diego Ciulli
Coordina: Elisa Meloni, Segreteria PD

Sabato 19 settembre
9.30-10.30 Trasformazioni della società toscana e italiana, Roberto Cartocci, Università di Bologna
10.30-11.30 La macchina amministrativa comunale e provinciale, Giancarlo Vecchi, Politecnico di Milano
11.30 Coffe break
12.00-13.00 La finanza locale, Stefania Lorenzini, IRPET
13.00 Pranzo
14.45-15.45 Le politiche per la nuova cittadinanza (le strategie e le pratiche dell’interetnicità), Don Momigli,
15.45-16.45 I servizi alla persona e le politiche di genere, Vinicio Biagi, Direttore generale RT Diritto alla Salute e Politiche di solidarietà
16.45-17.45 Il governo del territorio, Massimo Morisi, Università Firenze
18.00-20.00 Tavola rotonda: Il mestiere dell’amministrare
Riccardo Conti, Gianni Anselmi, Matteo Renzi, Monica Giuntini, Susanna Cenni, Annarita Bramerini, Leonardo Marras
Coordina: Amerigo Restucci, presidente della Associazione Romano Viviani
ore 20.00 Cena

Domenica 20 settembre
9.30-10.30 L’Italia contesa, Aldo Schiavone, rettore SUM
Ne discutono Andrea Manciulli, Leonardo Domenici, Marcello Verga, Giandomenico Amendola
Coordina: Marta Rapallini, Ist. Gramsci Toscano
Ore 13 Fine lavori

L'iscrizione completa, comprensiva di soggiorno e pasti, costa 90 €. Per partecipazioni parziali (p.e. una giornata con un solo pasto) il costo è molto minore.
Per ulteriori informazioni e iscrizioni, i contatti sono:

mercoledì 16 settembre 2009

E-Mozione

Lunedì 14 settembre Bersani ha presentato la sua mozione a Siena. L'incontro ufficiale è stato alle 18.00 all'hotel Garden. Inoltre i giovani della Provincia di Siena che sostengono Bersani (tra cui io) hanno avuto un incontro loro riservato alle 16.30. E' stata l'occasione per presentare all'ex ministro il nostro appello (scarica l'appello in pdf o leggine un estratto sul blog) firmato da più di 100 ragazzi.

Andrea Biagianti
, vice-segretario provin
ciale di Generazione Democratica, ha introdotto l'iniziativa, evidenziandone l'importanza politica e ringraziando i presenti.


Niccolò Guicciardini, il segretario provinciale di Generazione Democratica, ha esposto i punti salienti del documento, sottolineando anche gli elementi critici verso la mozione nazionale.



Pierluigi Bersani ha preso atto della nostra proposta e ha analizzato gli aspetti più importanti del nostro appello in rapporto alla sua visione di partito.


A seguire i nostri interventi. Il primo ha trattato il tema del ricambio generazionale, della necessità di rinnovamento della classe dirigente senza incappare nella cooptazione e contro la deriva leaderistica del partito che ha portato alla cristallizzazione dell'apparato dirigente.

Un altro intervento ha proposto il tema del rapporto tra emozione e comunicazione. Nel nostro appello facciamo riferimento a parole come ideali, coraggio, emozioni, pensiero lungo, orizzonte ideale, equità, giustizia, umanità, meritocrazia, innovazione. Crediamo che questi siano i tasselli per comporre l'identità politica, culturale e sociale del nostro partito. Siamo anche consapevoli della difficoltà di comunicare questi elementi. Soprattutto in un momento come questo in cui c'è bisogno di allargare il consenso elettorale. L'elettore indeciso, infatti, non è alla ricerca di emozioni: anzi, spesso, l'emotività lo allontana. L'elettore indeciso cerca risposte ai problemi, cerca certezze, cerca sicurezze. Studi di comunicazione parlano di "risposta giusta" VS "risposta adeguata", che corrisponde a "quello che vorresti dire" VS "quello che l'ascoltatore si vuole sentir dire". Noi crediamo che il campo del marketing politico sia inevitabile nei nostri giorni, ma siamo anche consapevoli che altri hanno più mezzi di noi in questo settore. E' stato quindi chiesto a Bersani come pensasse di mediare tra emozione e comunicazion e, senza scadere nella politica dei sondaggi e delle percentuali di gradimento. La risposta, partendo dalla consapevolezza che i valori sono un'arma a doppio taglio in quanto rischiano di rendere assolute e totalitarie le posizioni di ciascuno, arriva a definire una strada che prevede un partito che produca dei fatti, tangibili, dentro ai quali sia possibile scorgere un insieme di ideali e di principi.


Ne parlano:

martedì 15 settembre 2009

Il coraggio di sbagliare

contributo all'appello per il futuro segretario

Il compito principale del prossimo segretario sarà tracciare una linea di partito: fino ad ora non è successo. Testamento biologico, moralità - laicità - politica, nucleare o solare, exit strategy, diritti civili, etc. Molte persone si aspettano dal proprio partito un messaggio forte, rassicurante, chiaro. Molte persone ne hanno bisogno per poter decidere chi votare: altrimenti non votano affatto o si dirigono verso altri schieramenti - vedi ultima tornata elettorale. Finora su molti temi non siamo riusciti a prendere una posizione precisa. Anch'io mi aspetto che un’identità politica, culturale e sociale emerga quanto prima in questo Partito Democratico. Mi aspetto che venga fuori dal confronto, dal dibattito, dall’analisi delle tesi e delle argomentazioni. Senza mai cadere nelle strategie da “correnti” e “correntine”. Per questo ritengo necessario che il prossimo segretario crei un equilibrio tra “unità di visione” e “apertura al confronto”, tra “chiarezza politica” e “decisioni partecipate”. Inoltre: basta con Berlusconi! Abbiamo bisogno di concentrarci sul nostro partito. Sul sito nazionale, il giorno prima delle elezioni di giugno, la quasi totalità degli slogan suonava tipo “vota PD contro Berlusconi”, “vota PD contro gli ineleggibili del PdL”, “vota PD contro il malgoverno”, etc. Facciamo finta di essere così sciocchi da non capire che una comunicazione al negativo è sbagliata (perché genera ansie invece che sicurezze nel fruitore) e che quindi è stata controproducente ai fini elettorali. Oltre a questo resta il fatto che vorrei far parte di un partito che dica “vota PD per la sicurezza sul lavoro”, “vota PD per l’energia solare”, “vota PD per i diritti civili”, etc.

Di coraggio ce n’è davvero bisogno. Secondo me c’è una strada molto semplice per far venir fuori il nostro coraggio, quello dei giovani e di tutta l’organizzazione giovanile. Questa strada ha bisogno di un progetto politico serio, ed è per questo che va sottoposto al futuro segretario. E’ molto semplice: si dovranno spalancare le porte ai giovani validi, dare loro modo di far sentire la propria voce e di entrare nei piani alti del partito. Non vogliamo però cadere nello stupido giovanilismo. Non vogliamo far passare l'idea che "giovane" è sempre e comunque sinonimo di "giusto" e “intelligente”. Così saremmo solo sfruttati come specchietto per le allodole: è facile ringiovanire solo l’apparenza invece di apportare un profondo mutamento. Quello di cui noi abbiamo bisogno (insieme a tutto il Paese) è che le teste tornino ad essere l’elemento di valutazione, insieme al merito e al talento e indipendentemente dall’età: ci vogliamo meritare la possibilità di farci ascoltare, in quanto validi giovani e non in quanto giovani e basta; non chiediamo “quote giovani”, ma pretendiamo che lo svecchiamento del partito passi dalle idee e non dalle carte d’identità. Questo progetto porterà ad un vero ringiovanimento delle dirigenze del partito. In questo scenario, quale sarà il significato della giovanile? Non ne sono sicuro, ma credo che Generazione Democratica potrebbe in questo modo abbandonare le velleità istituzionali così da poter liberare il potenziale dei giovani, quello vero, quello sfacciato: il coraggio di proporre nuovi orizzonti, nuove visioni, nuovi scenari sociali e politici. Anche rischiando l'intoppo, l'errore, l'utopia e l'eresia. Avremmo sicuramente il coraggio di proporre, di contestare, di pensare autonomamente, di decidere. Avremmo anche il coraggio di sbagliare.

domenica 13 settembre 2009

Mozione sulla scuola in Consiglio Provinciale

Pubblichiamo volentieri l'intervento di presentazione della mozione sulla scuola presentato all'ultimo Consiglio Provinciale dal consigliere Niccolò Guicciardini, segretario provinciale di Generazione Democratica.

“Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli. Allora, che cosa fare? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.” Questo è il punto.
Qualcuno potrà storcere il naso davanti a queste parole, che sembrano davvero scritte per la situazione odierna. Invece, a pronunciare queste parole è stato Piero Calamandrei, uno dei nostri padri costituenti nel lontano 11 febbraio 1950.
Qualcosa, però, ci ha insegnato la storia. Ci ha insegnato che una scuola pubblica di qualità significa mobilità sociale, accrescimento culturale e civile, costruzione di un’identità comune, investimento sulla risorsa più importante per un Paese: le giovani generazioni. L’istruzione non è un bene di consumo, è un diritto fondamentale che non può sottostare alle leggi di mercato. Vedete, la missione delle istituzioni pubbliche, il loro “affare di stato più importante”, come ebbe a dire Jean Jacques Rousseau, dovrebbe essere l’Istruzione Pubblica.
Quando Rousseau affermò la priorità dell’Istruzione Pubblica, nelle agende dei governanti di allora al primo posto c’erano guerre, intrighi e questioni di corte. E quindi dirlo era rivoluzionario. Non consola che anche oggi, a fronte della situazione nazionale, dare la priorità all’istruzione sia rivoluzionario.
Abbiamo quindi presentato la mozione sulle politiche nazionali sulla scuola, come maggioranza (Pd, Sinistra e Idv), per portare in questo consesso il tema della scuola. In dieci minuti è impossibile inquadrare tutte le problematiche e gli errori, perseguiti peraltro con leggerezza sconcertante, degli ultimi mesi. Cercherò quindi solamente di inquadrare il tema generale della nostra mozione per brevi punti.
Primo punto, il personale docente e non docente. I decreti del Governo prevedono una riduzione che inciderà pesantemente sull’offerta formativa delle nostre scuole. Ciò significa non comprendere l’evoluzione della nostra società. Sempre più, in particolare nella scuola di primaria ma non solo, c’è bisogno di quel lavoro attento e costante degli insegnanti mirato ai bambini e alle bambine che hanno più bisogno per diverse ragioni. Tagliare il personale significa fare una scelta chiara, di cui bisogna assumerne la responsabilità: lasciare chi è più indietro sempre più indietro. Differenziare, in una parola, l’accesso al sapere e all’accrescimento culturale. Questo è inaccettabile.
Secondo punto. La Corte Costituzionale ha bloccato l’intendimento dell’eliminazione di tante scuole piccole, tra cui alcune anche nel nostro territorio. Pensiamo a Radicondoli, o ad Ulignano, solo per citarne due, che peraltro ha vinto recentemente un premio nazionale per la qualità. Mi sconcerta che uno dei partiti al Governo, che proclama di avere cara la differenza culturale e l’identità territoriale, passi sotto silenzio una riforma del genere. Una scuola in una frazione rappresenta un’occasione irrinunciabile di pari opportunità nell’accesso al sapere, di agevolazione alle famiglie e di valorizzazione delle comunità locali.
Terzo punto. Sempre a proposito del non stare al passo con i cambiamenti della società, abbiamo visto come la domanda di moduli a 30 o 40 ore è preponderante tra le scelte delle famiglie. Il Governo, invece, ha marciato in direzione ostinata e opposta.
Quarto punto. Il Governo ha intrapreso una strada di destrutturazione sistematica dell’impianto di istruzione del nostro Paese. Una destrutturazione fatta a colpi di decreti, senza un disegno di fondo, senza la capacità di proporre un’idea di scuola pubblica alternativa. Noi siamo consapevoli dei limiti che esistono nel sistema e non pensiamo ad una tattica conservatrice. C’è bisogno di innovazione e di adeguamento ai tempi di un sistema che ha conosciuto riforme sempre meno organiche e sempre più confusionarie. Sappiamo però che quanto fatto finora non fa altro che peggiorare drammaticamente la situazione.
Mi sembra ci sia troppa approssimazione, troppa leggerezza nell’affrontare un argomento importante come la scuola. E tra poche settimane gli studenti dei nostri territori, che già l’anno scorso hanno dimostrato la loro serietà e la loro voglia di conoscere ed incidere, demolendo colpo dopo colpo lo stereotipo dello studente che protesta per perdere la scuola, ce lo diranno chiaramente. Per questo, per essere in sintonia con chi le scuole le sta vivendo, per chi ci lavora, per chi in questi giorni vede messo a rischio il proprio posto di lavoro e quindi il proprio progetto di vita, abbiamo deciso di portare in questo consesso questo tema.
Può sembrare la solita retorica, se volete, ma vi garantisco che c’è in giro molta consapevolezza e molta voglia di incidere rispetto a questi argomenti. E penso davvero che dal dibattito di oggi possa venire un segnale importante.
Proponiamo quindi di esprimere una forte preoccupazione per la situazione che si sta determinando nelle scuole e di riconfermare che le modifiche introdotte nel settore scolastico non siano fondate su approfondite riflessioni sul modello educativo e pedagogico, ma solo sulla necessità del contenimento dei costi, accompagnato ad un progetto culturale mirato alla destrutturazione dell’istruzione nel nostro Paese. Proponiamo quindi di esprimere il nostro impegno, come Consiglio Provinciale, di difendere presso le sedi competenti le scuole della nostra Provincia, accanto all’intendimento di continuare ad investire economicamente e politicamente, secondo le nostre competenze. Infine, invitiamo il Governo a riconsiderare le attuali politiche scolastiche che comportano inevitabilmente una riduzione di efficacia e qualità del sistema scolastico. E’ necessario avviare un percorso condiviso per una riforma vera e propria del sistema scolastico italiano, partendo dai contenuti e dai principi educativi, oltre che dall’ascolto di chi la scuola la vive e la fa, e non dai tagli. Chiediamo inoltre al Governo di garantire le risorse adeguate alle autonomie scolastiche per consentire il normale funzionamento degli istituti. Infine, chiediamo di individuare celermente soluzioni adeguate e certe per il personale ATA, la cui drammatica riduzione mette a rischio il normale funzionamento di tante scuole, e per la condizione di precarietà di una parte importante del personale della scuola.
Vi ringrazio.