... non c'è niente da ridere.
Giovanni Momigli, nato a Firenze 13 ottobre 1950. Dopo un'esperienza di fabbrica, prima come operaio falegname e poi come impiegato amministrativo, nel 1974 è stato eletto membro della segreteria provinciale della FILCA (sindacato edili e legno della Cisl), iniziando così l’attività sindacale a tempo pieno che lo vede Segretario generale della FILCA provinciale, membro della segreteria regionale e dell'esecutivo nazionale della stessa categoria, membro del consiglio generale della Cisl provinciale e regionale. All’inizio del 1984 lascia il sindacato ed entra in seminario. Viene ordinato prete dall’Arcivescovo di Firenze, Cardinale Silvano Piovanelli, il 12 aprile 1990 e viene nominato viceparroco della Parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio a Firenze e, dall’ottobre 1991, parroco della parrocchia di san Donnino. Nel 1993, a termine del Sinodo diocesano, il cardinale Piovanelli costituisce l’Ufficio per la Pastorale Sociale e Lavoro e lo nomina direttore; incarico che gli viene confermato dall’attuale Arcivescovo di Firenze, cardinale Ennio Antonelli. Nel giugno 1997, Piovanelli crea la Fondazione Diocesana per il Lavoro e lo nomina presidente. Dal 2005 è incaricato dalla Conferenza Episcopale Toscana dell’Osservatorio Giuridico Legislativo della stessa CET.

Ho riflettuto a lungo su come impostare il mio intervento, sono dell’idea che affrontare un dibattito sulla legge regionale 29 del 2009 senza fare un’analisi della situazione sociale e culturale in italia, porterebbe solo ad un dibattito sterile. Dagli anni 80, la società Italiana ha subito profonde trasformazioni, sia al livello macro che micro; al livello macroscopico, la popolazione tende ad essere sempre più longeva (vita media degli uomini 77,8 anni e delle donne 83,4), con una maggiore presenza di anziani e sempre meno bambini, ad oggi contiamo 59 milioni di abitanti, ma con un livello di fecondità pari a 1,32 (dati onu 2006) per donna, questo significa che non viene garantito il livello di sostituzione che dovrebbe essere pari a 2 (i genitori), il dato che ho appena dato, è innalzato dal forte contributo che danno le coppie straniere residenti in Italia, infatti se si scinde il dato complessivo si vedrà che le donne straniere in Italia hanno un tasso di fecondità pari a 2.41 e per le donne italiane 1,24; se il livello di fecondità rimane costante, nel 2050 l’Italia subirà una decrescita della propria popolazione di 5 milioni di abitanti in meno, quindi da 59 milioni di abitanti ne avremo 54. Naturalmente, è auspicabile che la popolazione continui ad essere più longeva, ma quello che preoccupa, è che ci sono più vecchi che giovani in età lavorativa che possano sostenere il sistema pensionistico. Il fenomeno migratorio che interessa l’europa, è caratterizzato dall’entrata di persone in età giovane (quindi produttive e feconde) nel sistema società, oltre il 70% dei migranti hanno un’età inferiore ai 40 anni, tra il 2003 e il 2006 si registra un forte incremento dei minori stranieri nelle nostre scuole (grazie ai quali molte scuole sono ancora aperte, molte insegnanti sono ancora al lavoro…).
Attualmente gli stranieri regolarmente presenti sono circa il 6% della popolazione e i nati stranieri in italia sono circa il 10% dei nati totali, già da questa considerazione emerge il forte contributo della popolazione straniera rispetto a quella autoctona. La crescita della presenza straniera non si e' riflessa in minori opportunita' occupazionali per gli italiani, che sembrano invece accrescersi per i più istruiti e per le donne. Lo afferma uno studio della Banca d'Italia contenuto all'interno del rapporto sulle economie regionali del 2008.Le nuove generazioni di stranieri, che rappresenteranno una componente rilevante della futura forza lavoro nel Paese, registrano significativi tassi di abbandono scolastico e un livello di competenze inferiore a quello, degli italiani. L'incremento del numero di stranieri non si e' dunque associato a un peggioramento delle opportunità occupazionali degli italiani, sebbene emergano differenziazioni tra i segmenti della popolazione. Attraverso la regolarizzazione avviata nel 2002 che ha portato all'emersione di circa 650mila persone che già lavoravano in Italia. L'afflusso degli immigrati non ha interessato in maniera uniforme tutte le aree del Paese: l'incidenza della popolazione straniera e' oggi molto piu' elevata nel Centro Nord (quasi l'8 per cento) rispetto al Mezzogiorno (2,1 per cento). In Lombardia, Veneto, Lazio, Emilia-Romagna e Piemonte, dove si concentra il 45 per cento della popolazione italiana e si produce poco meno del 60 per cento del valore aggiunto nazionale, risiedono quasi il 70 per cento degli stranieri. L'afflusso di immigrati ha sostenuto la dinamica della popolazione residente, che tra il 2002 e il 2008 e' cresciuta del 4,6 per cento.
Gli stranieri tendono a svolgere mansioni a minore contenuto professionale e a lavorare in imprese meno produttive. Il 44 per cento degli immigrati e' impiegato in occupazioni non qualificate o semiqualificate.
Il motivo per cui mi sono dilungata a parlare di dati, è perché la posizione del nostro governo rispetto alla legge R.T. n.29/2009, parte da una differente impostazione culturale su questi temi rispetto alla Regione toscana, che invece ha cercato di basarsi sui dati empirici e sulle esigenze concrete dei cittadini del proprio territorio, noi affermiamo che i cittadini stranieri sono utili e servono a questo paese, il Governo cerca di far passare il messaggio opposto : NON LI VOGLIAMO, SONO DIVERSI, CI CREANO SOLO PROBLEMI…
La legge Regionale n.29 del 2009 è ispirata a principi universali e condivisi al livello internazionale sia attraverso l’Onu, sia attraverso l’Unione Europea, cioè quelli dell’universalismo dei diritti, del riconoscimento dei diritti inviolabili dell’uomo, e la realizzazione del primato della persona dal punto di vista sociale, valori del pluralismo culturale come occasione di coesione sociale intorno a principi e regole costituzionali… La regione toscana, promuove la partecipazione attiva dei cittadini stranieri a alla vita sociale del contesto in cui si trovano, con la finalità di realizzare una piena cittadinanza e prevenire fenomeni di xenofobia o razzismo.
La legge in oggetto…al suo interno non contiene nulla di rivoluzionario ma si tratta semplicemente di un riordino in materia di immigrazione, coerente con i trattati internazionali ed europei firmati dall’italia, rispetto al sistema dei servizi toscani, l’insieme dei valori e dei principi che lo muovono.
Il tema esposto, sull’incostituzionalità della legge regionale va totalmente contro l’art.V della costituzione, che parla di federalismo e decentramento amministrativo; non si può poi affermare l’incostituzionalità di una legge, quando essa tratta di temi di propria competenza (servizi sociali) e non fa altro che dare delle linee guida in materia…
Quando si parla di diritti universali dell’uomo, si parla di tutti gli UOMINI… Io penso che il vero tema su cui dovremo dibattere è l’esigenza di una maggiore legalità e sicurezza, e questa è un’esigenza che viene espressa da tutti, uomini e donne di destra, di sinistra o di centro, ed è un bisogno fortemente sentito da tutti, ma quello che mi domando è: Siamo veramente sicuri che diffondendo una politica di esclusione, di paura dello straniero e di emarginazione dello stesso è la soluzione ai problemi della sicurezza?
La Toscana, vuole realizzare qualcosa di diverso…vuole che le persone che vivono e lavorano regolarmente qua s’inseriscano ed inseriscano i propri figli nella nostra società per poi realizzare una piena integrazione, e chi soggiorna nel nostro territorio in modo irregolare, abbia il diritto sacrosanto di essere curato e di avere un pasto.
A mio avviso cavalcare l’ondata di odio verso gli stranieri presenti nel territorio, è sbagliato per tutti i motivi che ho elencato prima, noi abbiamo bisogno di loro per motivi demografici, lavorativi, economici…
Altra critica mossa a questa legge nell’ordine del giorno, è che la Toscana viene dipinta come il paradiso dei clandestini; l’errore che si continua a fare, a mio avviso è sempre di estrazione culturale, perché la criminalità non prende campo in contesti di legalità, rispetto dei diritti umani e sociali, ma nei contesti più duri e instabili socialmente e legalmente. Anche la Chiesa si è espressa chiaramente a sostegno della legge toscana sull’immigrazione, esprimendo preoccupazione rispetto alla campagna mediatica basata sull’insicurezza e sulla paura, di questo governo che punta ad espropriare i cittadini italiani della propria coscienza.
Va riconosciuto che per realizzare a pieno i principi della lr. 29/2009 serve una presa di coscienza reciproca, sia da parte dei cittadini Italiani, ma soprattutto da parte dei cittadini stranieri, che consapevoli del fatto che vengono accorti e ospitati dal nostro paese, devono agire nella legalità e nel rispetto della nostra cultura, ma soprattutto delle nostre leggi. Sono convinta che se riusciamo a sviluppare una coscienza del rispetto reciproco, la nostra società potrà realizzare una multi etnicità costruttiva.
Concludo dicendo che ha mio avviso qua abbiamo un dovere importante, cioè quello di far comprendere il vero valore di questa legge, che determina il primato (ancora una volta) della regione toscana su temi di sempre più importanza!!!
GRAZIE

Altri, diversi e 'lontani da noi'
I giovani italiani e la paura dello straniero
di Vera Schiavazzi
Altri, diversi e 'lontani da noi' I giovani italiani e la paura dello straniero Un gruppo di studenti stranieri in Italia con Intercultura Diffidenti, talora ostili. E realisti ai limiti del cinismo. E' il ritratto dei giovani - studenti di liceo o di istituti professionali, veneti e emiliani, toscani e pugliesi, che la Fondazione Intercultura ha intervistato per sapere quali sono i 'confini' che i ragazzi tracciano tra se stessi e chiunque sia 'diverso'. Ne emerge il ritratto di una generazione che potrebbe, se qualcosa non cambierà soprattutto nelle scuole, rivelarsi disinformata e più chiusa verso gli 'altri' rispetto al resto d'Europa.
La ricerca - che verrà presentata domani all'Università di Reggio Emilia in uno degli appuntamenti conclusivi dell'anno del dialogo interculturale promosso dal Consiglio d'Europa - , si intitola "L'altro/a tra noi" e ha analizzato un campione di oltre 1.400 studenti, forse il più grande mai interrogato in Italia su questi temi e in questa fascia di età.
Confrontando le risposte con quelle di Eurobarometro, il sistema con il quale l'Unione europea monitora costantemente l'atteggiamento dei cittadini su questioni in perenne evoluzione ai confini tra etica, economia e società, come l'immigrazione, l'omosessualità, la tolleranza religiosa, i giovani italiani appaionoi più rigidi nelle proprie distanze (o paure). E, a sorpresa, i più netti nel tracciare linee di demarcazione verso chi è diverso sembrano essere gli allievi dei licei e delle zone più ricche tra quelle scelte per lo studio di Intercultura.
Qualche esempio? I giovani sono preoccupati per il futuro (il 43% teme la disoccupazione, il 32% è preoccupato per il costo della vita e il 30% addirittura per la pensione) mentre l'integrazione degli stranieri è considerata come un obiettivo da raggiungere soltanto dall'11% degli intervistati. Ma i ragazzi intervistati - soprattutto al Nord, dove nelle scuole professionali la presenza di stranieri è cresciuta molto velocemente negli ultimi anni - ritengono che la presenza di immigrati in Italia sia molto più alta della realtà: anziché collocarla intorno all'8-10%, molti hanno indicato "il 30%" o "almeno 20 milioni di persone". "Esiste un'emotività diffusa collegata a un senso di insicurezza e di pericolo - spiegano i ricercatori - che porta i giovani a indicare percentuali molto alte, quasi a sottolineare la fondatezza delle loro preoccupazioni. In generale, emerge una scarsa informazione, che diventa addirittura nulla quando si parla di diritti e doveri degli stranieri".
Se si entra nel dettaglio, alcuni gruppi di 'diversi' vengono percepiti come ancora più lontani da sé: l'87% dei giovani ritiene che essere un rom sia una condizione di "svantaggio" (mentre solo il 77% degli europei la pensa allo stesso modo). Appena inferiore la distanza, e dunque il pregiudizio, nei confronti degli immigrati di religione musulmana. Ma, come spiega Roberto Ruffino, segretario generale della Fondazione Intercultura, uno tra i primi studiosi italiani ad aver puntato sugli scambi tra giovani di tutti i paesi, "Diffidenze e paure riguardano i gruppi indistinti. Nelle nostre interviste abbiamo incontrato spesso studenti che avevano un fidanzato o una fidanzata stranieri, o un amico, o un vicino di casa. E tutti dicevano la stessa cosa: 'Lui (o lei) è marocchino, ma è bravissimo, è il mio ragazzo...'. Il rapporto personale, quando c'è, cancella ogni distanza". Anche dai temi realizzati a scuola (prima delle interviste, le classi scelte sono state invitate a lavorare sugli argomenti della ricerca) emerge come un'altra condizione di 'diversità', quella omosessuale, si collochi subito dopo l'essere stranieri o rom nella percezione di "svantaggio": lo afferma il 63% degli studenti, contro il 54% delle media europea.
Nella ricca Emilia Romagna, invece, addirittura il 93% dei ragazzi indica la disabilità fisica, un altro dei fattori esaminati, come un grave rischio di "esclusione sociale". Non c'è spazio per chi è diverso nel mondo un po' spietato, un po' pericoloso dove i ragazzi si aspettano di vivere. "In parte - spiega ancora Ruffino - questi giudizi potrebbero riflettere la constatazione che l'integrazione, scolastica e non solo, è ancora assai incompleta e che per chi è disabile o straniero la vita non è facile. Ma per altro verso, sicuramente, queste risposte denotano paura e, soprattutto, una grave carenza di informazioni che dovrebbero diventare materia di studio in tutte le scuole".
E c'è anche un 32% di studenti delle scuole professionali che si dichiara "totalmente d'accordo" con misure che impediscano l'arrivo in Italia di altri stranieri. I rimedi possibili? "Più informazioni a scuola, sicuramente, ma anche più scambi con l'estero: chi ha vissuto altrove per almeno sei mesi, provando concretamente che cosa significhi essere 'l'altro', rientra a casa con la mente più aperta", conclude Raffaele Pirola, responsabile comunicazione della Fondazione Intercultura.
22 settembre 2009
