giovedì 28 gennaio 2010
mercoledì 27 gennaio 2010
Robin Brunetta Hood: la mobilitazione dei GD Toscani
ovvero: rubare ai vecchi per dare ai bamboccioni.
E' di un paio di giorni fa la sortita del Ministro Brunetta relativa al "progetto bamboccioni": un assegno (una tantum?) di 500 euro ai giovani per aiutarli ad uscire di casa - come se non bastassero le gambe. Il tutto finanziato "lavorando" sulle pensioni. Rapida arriva la smentita del Governo. Altri dettagli sulla notizia puoi trovarli su:
"L'elemosina di Brunetta" ha portato i Giovani Democratici Toscani a promuovere un'iniziativa popolare che servirà a protestare contro questo provvedimento e far capire il nostro punto di vista e le nostre proposte. Riportiamo il comunicato sull'evento.




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E' di un paio di giorni fa la sortita del Ministro Brunetta relativa al "progetto bamboccioni": un assegno (una tantum?) di 500 euro ai giovani per aiutarli ad uscire di casa - come se non bastassero le gambe. Il tutto finanziato "lavorando" sulle pensioni. Rapida arriva la smentita del Governo. Altri dettagli sulla notizia puoi trovarli su:
"L'elemosina di Brunetta" ha portato i Giovani Democratici Toscani a promuovere un'iniziativa popolare che servirà a protestare contro questo provvedimento e far capire il nostro punto di vista e le nostre proposte. Riportiamo il comunicato sull'evento.
Uscire fuori di casa per non uscire fuori di testaQuesto il materiale che sarà in distribuzione durante la mobilitazione del 29 e 30 gennaio:
I Giovani Democratici Toscani reagiscono a Brunetta e alla sua proposta di legge che prevede di dare ai giovani una somma di 500 euro al mese prelevata dalle pensioni. La cosiddetta “legge anti-bamboccioni” che in questi giorni sta dando adito a molte discussioni, ha infatti mobilitato anche i Giovani Democratici Toscani che, venerdì 29 e sabato 30 gennaio, allestiranno punti di volantinaggio e di distribuzione di banconote di cartone con la faccia di Brunetta, davanti alle scuole, alle università e ai luoghi di aggregazione giovanile. A distribuire le banconote anche i militanti senior del Partito Democratico.
Il nome dell’iniziativa è S. B. Day, che con la lettura toscana diventa un ironico “Si Brunetta Dai”. “Sul retro delle banconote - spiega Patrizio Mecacci, segretario regionale dei GD - presenteremo alcune proposte per le prossime elezioni regionali. Brunetta pensa che una paghetta basti a soddisfare le esigenze dei giovani italiani, e cerca di contrapporre tra di loro pezzi di società che hanno gli stessi problemi. Noi rifiutiamo lo scontro tra le generazioni: vogliamo essere i protagonisti del nostro presente, e non gli assistiti di un modello sociale incapace di dare risposte moderne. L’assenza di ammortizzatori sociali adatti al nuovo mercato del lavoro pesa in maniera drammatica sulla nostra generazione. Servono forti investimenti per liberare le energie giovanili, soprattutto attraverso la formazione e la conoscenza, in tutti i settori: dall’infanzia al lavoro, dall’impresa allo studio, per tutta la vita. Abbiamo bisogno di fondi per favorire nuove politiche degli affitti a basso costo, e per stimolare la mobilità abitativa. E per combattere la fuga dei cervelli dobbiamo investire nella ricerca, e promuovere chi decide di tornare in Toscana dopo aver studiato all’estero, nei migliori atenei del mondo. Altro che l’elemosina di Brunetta.”
La Toscana Avanti Tutta
Uscire fuori di casa per non uscire fuori di testa.
“Occorre ridare un futuro ai giovani. Qui, in Toscana. Se decidono di andare all’estero, non deve essere una “fuga di cervelli” ma una decisione consapevole, sapendo che esiste un contesto amico di partenza a cui possono far ritorno per capitalizzare ciò che hanno imparato altrove. Se decidono di investire in un talento o in una idea, la Regione deve dare loro gli strumenti e la possibilità concreta di farlo – in autonomia”.
Ecco alcune delle proposte per raggiungere l’obiettivo di far scendere da 32 a 25 anni l’età media in cui si lascia la famiglia di origine:
- fondo di rotazione per l’autonomia dei giovani, con mix tra finanziamento regionale e privato fino alla maggiore età o il termine degli studi, prevedendo poi una rimborsabilità nel tempo del finanziamento ricevuto;
- istituzione del debito d’onore regionale per gli studi universitari o professionali restituibile entro 10 anni dall’inizio dell’attività lavorativa;
- formazione sia per giovani con rapporti di lavoro precari, sia per sfruttare i periodi di mancata occupazione come investimento su se stessi;
- sostegno al diritto allo studio sotto forma di contributo all’affitto per studenti fuori sede (es. 200€ al mese per tre anni a chi ha un regolare contratto di locazione ed età compresa tra i 19-25 anni);
- servizio civile professionalizzante e integrato al processo di formazione teso a “favorire il legame con la Toscana” (sfruttando la Legge Regionale esistente ed il relativo finanziamento aggiuntivo) con progetti adeguati in campo universitario, culturale, assistenziale, ambientale, e prevedendo ulteriori forme di sostegno.




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lunedì 4 gennaio 2010
Web Invaders
Il 15 dicembre Gian Antonio Stella ha scritto per il Corriere della Sera un editoriale dal titolo "Il lato oscuro della rete".
Ci è arrivata una lettera di commento che pubblichiamo volentieri, insieme all'editoriale stesso.
Buona lettura!
15.12.2009
da corriere.it
Il lato oscuro della rete
Il web invaso da minacce e insulti

Il commento di Riccardo Sforzi
Link
Ci è arrivata una lettera di commento che pubblichiamo volentieri, insieme all'editoriale stesso.
Buona lettura!
15.12.2009
da corriere.it
Il lato oscuro della rete
Il web invaso da minacce e insulti

Ma davvero «in democrazia un cittadino deve avere il diritto di dire le sciocchezze più grandi che crede», come teorizzò nel 2003 l’allora ministro della Giustizia Roberto Castelli mettendosi di traverso alla legge europea che voleva ridefinire i reati di razzismo e xenofobia? Roberto Maroni, vista l’immondizia che trabocca online a sostegno dell’uomo che ha scaraventato una statuetta in faccia a Silvio Berlusconi (c’è chi si è spinto a scrivere: «Gli doveva rompere il cranio a quel testa d’asfalto!») pensa di no. E ha ragione. Se è vero che la nostra libertà finisce là dove inizia la libertà degli altri, anche la libertà di parola, cioè il bene più prezioso dell’oro in una democrazia, ha un limite. Che non è solo il buon senso: è il codice penale.
Ci sono delle leggi: l’istigazione a delinquere e l’apologia di reato vanno puniti. Uno Stato serio non può tollerare che esista una zona franca dove divampa una guerra che quotidianamente si fa più aspra, volgare, violenta. Come ha spiegato Antonio Roversi nel libro «L’odio in Rete», il lato oscuro del web «è popolato da individui e gruppi che, pur nella diversità di accenti e idiomi utilizzati, parlano tutti, salvo qualche rara ma importante eccezione, il linguaggio della violenza, della sopraffazione, dell’annientamento ». Tomas Maldonado l’aveva già intuito anni fa: «In queste comunità elettroniche cessa il confronto, il dialogo, il dissenso e cresce il rischio del fanatismo. Web significa Rete ma anche ragnatela. Una ragnatela apparentemente senza ragno, dove la comunicazione, a differenza della tivù, sembra potersi esercitare senza controllo». Ma più libertà di odio è più democrazia? È una tesi dura da sostenere. E pericolosa. Perché, diceva Fulvio Tomizza, che aveva visto il suo piccolo paradiso istriano disintegrarsi in una faida etnica un tempo inimmaginabile, «devono ancora inventarlo un lievito che si gonfi come si gonfia l’odio».
Colpire Internet, dicono gli avvocati di Google denunciata per certi video infami su YouTube (esempio: un disabile pestato e irriso dai compagni) «è come processare i postini per il contenuto delle lettere che portano». E lo stesso ministro degli Interni non si è nascosto la difficoltà di avventurarsi in battaglie internazionali contro un gigante immenso e impalpabile. Peggio, c’è il rischio di far la fine dello scoiattolino dell’«Era glaciale»: a ogni forellino che tappa, l’acqua irrompe da un’altra parte. Ancora più rischioso, però, sarebbe avviare una (giusta) campagna contro solo una parte dell’odio online. Trascurando tutti gli altri siti che tracimano di fiele come quelli che impunemente scrivono d’un «olocausto comunista perpetrato dalla mafia razzista ebraica responsabile dello sterminio di 300 milioni di non ebrei», di «fottuti schifosi puzzoni stramaledetti sporchi negri mangiabanana », di «maledetti zingari immigrati razza inutile sporca da torturare», di respingimenti da abolire perché «la soluzione a questi problemi è il napalm, altro che rimpatri». Non puoi combattere l’odio se non lo combatti tutto. Andando a colpire sia i teppisti razzisti che sputano online su Umberto Bossi chiamandolo «paralitico di m.» sia quanti aprono gruppi di Facebook intitolati «Io odio Di Pietro» o «Uccidiamo Bassolino». Mai come stavolta, però, il buon esempio deve venire dall’alto. Occorre abbassare i toni. Tutti.
Gian Antonio Stella
Il commento di Riccardo Sforzi
Egr. dott. Gian Antonio Stella,
ho letto ieri (martedì 15 dicembre 2009) durante il furtivo caffè che prendo ogni metà mattinata, il Suo editoriale sul Corriere della Sera. L’ho letto velocemente perché volevo far presto e lo scorrevo con la tazzina in mano: ritengo quindi di averne assunto primariamente un contenuto che (a dirLe il vero) non so se corrisponde esattamente a ciò che Lei voleva trasmettere: fatto è che sento comunque il bisogno di riferirLe una mia sincera preoccupazione.
Non sono affatto preoccupato dal momento politico che stiamo attraversando e vorrei subito evitare facili fraintendimenti:
- il Presidente del Consiglio è ricoverato in Ospedale perché è stato vittima di un attentato brutale, meschino ma, se vogliamo, anche un po’ buffo;
- l’animosità politica tra le fazioni di governo e opposizione è talmente rovente che conviene tenersi a debita distanza da qualsiasi incontro-scontro tra le parti se non si vuol correre il rischio di bruciarsi;
- eventuali ustioni infatti più che da incuria od incapacità di svolgere la disputa (ovvero da cattiva arte nel contendere), derivano dalla più totale incomprensione che imperversa tra le fazioni: esse parlano linguaggi completamente diversi che quotidianamente alimentano incomprensioni, dissidi e rancori.
In una partita a scacchi si direbbe: è stallo. Il re è sotto scacco, ma non lo si può mai mangiare. Prologo sbrigativo il mio, esattamente come il caffè bevuto ieri mattina davanti al suo articolo, ma comunque necessario per dirLe ciò che penso, proprio come il caffè di mezza mattinata, comunque necessario per pellegrinarmi a pieno.
Non considero particolarmente grave l’attentato di Milano (dopo questo bernoccolo non accadrà proprio niente), ma viceversa reputo grave che un intellettuale del Suo calibro vagabondi con i suoi paternali socio-moralistici a fronte di un fenomeno planetario, destinato a plasmare le dicotomie che plasmano il nostro vivere quotidiano: destra/sinistra, pubblico/privato, naturale/artificiale, ricezione/trasmissione, singolo/moltitudine, amore/odio….. Con Internet è in atto una rivoluzione dei rapporti interpersonali tra singoli (e sociali tra etnie) simile ad una mutazione genetica.
La mia vera preoccupazione è che Lei, deputato portatore di pensiero, fa a gara con i suoi pari per non introdursi su questa fattispecie. Anzi: la Sua constatazione sulla squallida ed incivile volgarità che domina la ragnatela del web, che Lei ci ha novellato abitata dal ragno malefico, niente aggiunge e niente toglie a qualsiasi considerazione politica sul caso, ma soprattutto inquadra assai superficialmente un presupposto genetico del nostro tempo: l’anarchia del web, che Lei desidererebbe placare con statuti penalmente rilevanti, infatti si alimenta e prende corpo esattamente sul coacervo di regole che il nostro più che legittimo, più che maturo, più che civile, vivere borghese si è modellato addosso per rendersi tale.
Allora Internet corrisponde al nostro essere belve incivili allo sbando? No.
La rete, in qualsiasi delle sue manifestazioni (dal movimento collettivo dei viola fino al suo editoriale), si presenta come alter-ego capace di scombinare ogni protocollo di rito, ogni galanteria burocratica, ogni diplomazia da galateo e, qualora il re si volesse divertire, ogni capriola del ciambellano di corte. E stavolta il re è nudo sul serio, nel senso che tutto l’arsenale di suoi abiti di corte ha preso fuoco e non gli resta che sventagliarci la sola cipria che si è spalmato sulla sua pelle: la foto di Silvio Belusconi col volto insanguinato ha già fatto il giro del mondo e sicuramente, da eccezionale incantatore di serpenti qual è, lui saprà fare ottimo uso di quel ritratto: possiede i mezzi per raccontarci che la cipria più adatta ad un Primo Ministro che si rispetti è color rosso vermiglione. E’ proprio vero: che al peggio non c’è mai fine!
Rosy Bindi con le Sue dichiarazioni da Sacerdotessa bisbetica (che non possono certo definirsi stilisticamente perfette) può comunque fornirmi una degna conclusione. Cresciuta in quella terra grezza e gioviale che è la Val di Chiana Lei è arrivata velocemente al sodo: che Berlusconi la faccia poco lunga perché con una fronte tanto lucida, spaziosa ed evidente come la sua (splendente come un campo di pannocchie sotto il sole d’agosto) un sasso, per quanto appuntito, non rende martire nessuno.
Riccardo Sforzi, architetto FIRENZE (di fede viola……. ma solo perché tifo Fiorentina!)

Link
- l'articolo su corriere.it
- il blog "la deriva" di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo
- il sito di Riccardo Sforzi
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