SUVIGNANO IN BREVE
L’Azienda Agricola Suvignano, situata nel comune di Monteroni d’Arbia e composta da circa 700 ettari di terreno (un sesto dell’intero territorio comunale) e svariati poderi, apparteneva al costruttore siciliano Vincenzo Piazza. Verso la fine degli anni ’90 Piazza è stato incriminato per mafia ed ha subito la confisca dei suoi beni tra i quali anche l’Azienda Agricola Suvignano. I beni sequestrati sono stati definitivamente confiscati nell’aprile 2007. Le candidature ad oggi emerse per l’assegnazione dell’azienda sono due:
- una dell’Istituto Zootecnico Siciliano, in virtù di un protocollo di intesa per l’allevamento di alcune razze autoctone;
La Legge n. 575 del 1965 e successive modifiche prevede (all’art. 2 - undicies, comma 2) una distinzione tra beni immobili e beni aziendali: per i primi è prevista l’assegnazione agli enti locali per il riuso a fini sociali; per i secondi l’affitto aziendale o la vendita. La ratio della legge è chiara: è poco sensato proporre una gestione pubblica, per esempio, di una fabbrica manifatturiera. Nel caso di Suvignano, trattandosi di azienda agricola, è difficile distinguere tra beni immobili e beni aziendali. Dopo vari dubbi interpretativi, il Demanio ha classificato Suvignano come bene aziendale e questo non consente l’assegnazione diretta del patrimonio agli enti locali ma solo l’affitto aziendale o la vendita. A seguito di vari incontri tra enti locali, Prefettura di Siena e Agenzie del Demanio coinvolte, era scaturita la possibilità di assegnazione del bene come bene immobile, dopo che fosse avvenuta una liquidazione societaria con estromissione, i cui debiti fossero assolti dagli enti futuri assegnatari del bene. La Legge n. 94 del 15.07.2009 avente per oggetto “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” (all’art. 2, comma 20 con modifica dell’art. 2 - decies della Legge n. 575 del 1965) stabilisce che la decisione in merito alla classificazione dei beni come immobili o aziendali sia in capo alla Prefettura e non più all’Agenzia del Demanio, su proposta non vincolante della stessa. La Prefettura, però, ancora non è dotata di un struttura tecnica in grado di potersi esprimere in merito. La proposta di modifica alla Legge Finanziaria del 2010 (modifica n. 2.300 testo 3 al DDL n. 1790 e approvata dal Senato il 13 novembre 2009) introduce (all’articolo 2 comma 18 - sexiesvicies) la possibilità di vendita dei beni confiscati alle mafie.
- una del Comune di Monteroni d’Arbia insieme alla Provincia di Siena e alla Regione Toscana, con una proposta di gestione e di valorizzazione dell’azienda che tiene conto degli sviluppi sotto il profilo agricolo, turistico, venatorio, e soprattutto sociale, calibrato in relazione allo strumento di gestione, in cui ARCI e Libera saranno partner di riferimento per il progetto relativo a “La Fattoria Didattica della Legalità”. La USL 7 ha manifestato l’interesse concreto e formale ad utilizzare uno o più poderi per ospitare un centro di accoglienza per minori e donne maltrattate.
IL NOSTRO PUNTO DI VISTA
Noi riteniamo molto pericolosa la messa all’asta di un bene confiscato alla mafia, essendo consapevoli della facilità con cui le associazioni mafiose potrebbero rimpossessarsi del bene a mezzo di prestanome. Inoltre le organizzazioni mafiose potrebbero trovarsi in possesso di ingenti liquidità da investire, anche in virtù del cosiddetto “scudo fiscale”. Riteniamo inoltre che tale scelta sarebbe un precedente estremamente pericoloso in quanto non garantisce rispetto al ritorno dell’azienda in mani sbagliate e soprattutto disattende completamente il principio ispiratore della norma che è teso a dare un’utilità a fini pubblici dei beni confiscati. Inoltre, crediamo che sia indispensabile impedire, in generale, la messa all’asta dei beni confiscati alla mafia e, nello specifico, la vendita dell’Azienda Agricola Suvignano. Per capire il rischio che corriamo mettendo all’asta Suvignano, è utile conoscere alcune vicende legate a Vincenzo Piazza.
PIAZZA, ZUMMO, BANCA ARNER E SCUDO FISCALE
Vincenzo Piazza (ex proprietario dell’Azienda Agricola Suvignano) in passato ha usato come prestanome per operazioni di narcotraffico e riciclaggio suo genero Ignazio Zummo e il padre di lui, Francesco, imprenditore edile palermitano. Proviamo a capire chi sono gli Zummo e qual è il loro potenziale. Negli anni '80 era stato Giovanni Falcone ad ipotizzare un giro di riciclaggio ad opera di Francesco Zummo e Francesco Civello. Le accuse relative al narcotraffico vennero dichiarate prescritte e Civello fu assolto. Nel 1998 era stato arrestato il figlio Ignazio, sempre con l'accusa di avere favorito il suocero Vincenzo Piazza. Nel novembre 2001 Francesco Zummo fu arrestato a Palermo e gli vennero sequestrati beni per un valore di 300 miliardi di lire. Nel gennaio 2006, nei confronti degli Zummo scattò un sequestro preventivo di somme di denaro pari a 20 milioni di euro, alcuni dei quali depositati presso banche di Monaco. Nel 2006 il Gup di Palermo ha condannato a 5 anni di reclusione Francesco Zummo ed a 3 anni il figlio Ignazio, entrambi per favoreggiamento ed associazione mafiosa. Secondo l'accusa, i due sarebbero prestanome di Vincenzo Piazza. Sia Francesco Zummo che Piazza hanno già subito una condanna per favoreggiamento per avere aiutato Vito Ciancimino a riciclare parte del suo tesoro all’estero. La signora Teresa Macaluso, moglie di Francesco Zummo, è intestataria di un conto da 13 milioni di € presso l’agenzia milanese di una banca svizzera. Questa banca (Banca Arner) è stata commissariata dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti su indicazione della Banca d'Italia di Mario Draghi per operazioni sospette di riciclaggio. Due dei fondatori della Arner sono Paolo Del Bue, uomo di fiducia di Berlusconi, e Nicola Bravetti che nel maggio 2008 è finito ai domiciliari, insieme agli Zummo, tutti con l'accusa di concorso in intestazione fittizia di beni, aggravato dall'aver agito al fine di favorire Cosa nostra: avrebbero consentito alla moglie di Francesco, Teresa Macaluso appunto, di intestarsi tra il 2003 e il 2005 la somma di circa 13 milioni provenienti, secondo l'accusa, dagli affari della mafia. Per inciso, il conto corrente numero uno di Banca Arner è intestato al sig. Silvio Berlusconi e ha una saldo di circa 10 milioni. In altri conti, riconducibili alle holding guidate da Marina e Piersilvio, si trovano altri 50 milioni, per un totale di circa 60 milioni, che rappresentano un quarto degli attivi di Banca Arner. Altri clienti celebri della banca sono Ennio Doris, fondatore del gruppo Mediolanum, Cesare Previti e il fiscalista Salvatore Sciascia, un veterano di casa Fininvest. Risulta chiaro quale sia il rischio di mettere all’asta Suvignano: il connubio “prestanome” e “scudo fiscale” potrebbe essere esplosivo.
RITA BORSELLINO
Dello stesso parere è Rita Borsellino. "La vendita a mezzo asta dell’Azienda Agricola Suvignano decisa dall’Agenzia del Demanio Toscana e Umbria va assolutamente scongiurata”. Così Rita Borsellino in un comunicato del 20.11.2009. “Questa decisione rischia di mandare in fumo le azioni concrete che le associazioni territoriali senesi portano avanti su questi terreni da tempo per diffondere i valori di legalità e lotta contro ogni forma di violenza e criminalità. Faccio appello a tutte le istituzioni coinvolte e a quelle che possono portare un contributo alla revisione della decisione dell'Agenzia del Demanio Toscana e Umbria, affinché venga scongiurata l'ipotesi di vendita all'asta e si agisca in linea con quanto indicato dalla legge, ossia con il riutilizzo sociale del bene”.
CONCLUSIONI
Riteniamo quindi che occorra lavorare per costruire un’interpretazione corretta della norma che consenta un’assegnazione rispettosa del principio ispiratore della legge, che è teso ad assicurare una destinazione sociale dei beni confiscati, che siano essi immobili o aziendali. Siamo convinti che il riuso sociale del bene sia l’unico modo per risarcire i cittadini, lo Stato e le comunità locali dei gravissimi danni provocati dalla mafia. In quest’ottica, il progetto di recupero sociale dell’Azienda Agricola Suvignano avrebbe un duplice significato: da un lato segna il ritorno alla legalità e una presa di posizione forte contro tutte le mafie; dall’altro la nascita de “La Fattoria Didattica della Legalità” e di un centro di accoglienza per minori e donne maltrattate in un territorio molto vicino al nostro, rappresenta una grande opportunità anche per la nostra popolazione, sotto il profilo economico, occupazionale ed educativo. Secondo noi è quindi indispensabile che il Consiglio Comunale di Asciano, per quanto di sua competenza, si impegni a:
- sostenere gli enti competenti a portare un contributo alla revisione della decisione dell'Agenzia del Demanio della Toscana e dell’Umbria, affinché venga scongiurata l'ipotesi di vendita all'asta e si agisca in linea con quanto indicato dalla legge, ossia con il riutilizzo sociale del bene;
- sostenere la mobilitazione a sostegno della candidatura del Comune di Monteroni d’Arbia, della Provincia di Siena e della Regione Toscana, affinché possa essere individuata una soluzione che consenta l’assegnazione del bene nel rispetto delle norme e al tempo stesso secondo lo spirito della legge;
- promuovere, in collaborazione con gli enti locali interessati, una raccolta di firme per una petizione volta a scongiurare la vendita del bene in questione;
- sostenere l’approvazione degli emendamenti alla Camera dei Deputati per modificare la norma che prevede la vendita dei beni confiscati;
- aderire all’appello di Libera “Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra”, finalizzato a modificare una norma ingiusta, promosso anche da altre associazioni e firmato, tra gli altri, da Don Ciotti, Rita Borsellino, Guglielmo Epifani, Paolo Beni, Nando Dalla Chiesa, Enrico Fontana e l’ex ministro Pisanu.
Fonti:
L'ordine del giorno verrà discusso e votato durante il prossimo Consiglio Comunale.
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"Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra"
"Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra"
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