mercoledì 30 settembre 2009

Un eroe



CapaRezza
Eroe (storia di Luigi delle Bicocche)
Le dimensioni del mio caos (2008)

“Questa che vado a raccontarvi è la vera storia di Luigi delle Bicocche,
eroe contemporaneo a cui noi tutti dobbiamo la nostra libertà”


Piacere, Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il muratore e mi spacco le nocche.
Da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper

Che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un chopper
Invece io passo la notte in un bar karaoke,
Se vuoi mi trovi lì, tentato dal videopoker
Ma il conto langue e quella macchina vuole il mio sangue
Un soggetto perfetto per Bram Stroker
Tu che ne sai della vita degli operai
Io stringo sulle spese e goodbye macellai
Non ho salvadanai, da sceicco del Dubai
E mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a SNAI
Io sono pane per gli usurai ma li respingo

Non faccio l’ Al Pacino, non mi faccio di pacinko
Non gratto, non vinco, non trinco, nelle sale bingo
Man mano mi convinco che io...

Sono un eroe perché lotto tutte le ore.
Sono un eroe perché combatto per la pensione.
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari.
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere.
Sono un eroe straordinario tutte le sere.

Sono un eroe e te lo faccio vedere.
Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere.

Stipendio dimezzato o vengo licenziato
A qualunque età io sono già fuori mercato
Fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato
Invece torno a casa distrutto la sera, bocca impastata
Come calcestruzzo in una betoniera
Io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in rosso
Quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera

Su, vai, a vedere nella galera, quanti precari, sono passati a malaffari
Quando t’affami, ti fai, nemici vari, se non ti chiami Savoia, scorda i domiciliari
Finisci nelle mani di strozzini, ti cibi, di ciò che trovi se ti ostini a frugare cestini
Nè l’Uomo Ragno, nè Rocky, nè Rambo nè affini
Farebbero ciò che faccio per i miei bambini.
Io sono un eroe...

Per far denaro ci sono più modi, potrei darmi alle frodi
E fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi

C’è chi ha mollato il conservatorio per Montecitorio
Lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
Io vado avanti e mi si offusca la mente
Sto per impazzire come dentro un call center
Vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette perché sono un eroe...



martedì 29 settembre 2009

mercoledì 30 settembre

Domani

mercoledì 30 settembre

h. 18.00
CONSIGLIO COMUNALE
sala consiliare - via Mameli


h. 21.00
RIUNIONE GD ASCIANO
sede PD - corso Matteotti

C'è da parlare di
  • elezioni universitarie
  • congresso PD
  • pre-tesseramento
  • blog
  • eventi


sabato 26 settembre 2009

Machiavelli e don Momigli

Sabato scorso sono stato alla scuola per amministratori organizzata a San Gimignano dall'Istituto Gramsci Toscano in collaborazione con PD Toscana, GD Toscana e Associazione Romano Viviani.
Curiosando nel programma della scuola avevo intravisto, tra i relatori, un certo don Giovanni Momigli,
a me fino a quel momento sconosciuto, che avrebbe trattato il tema dell'immigrazione. Ora, francamente, un'ora di lezione sull'immigrazione tenuta da un sacerdote in un assonnato pomeriggio di sabato nel bel mezzo di 6 sessioni di studio, non sembrava una prospettiva propriamente allettante... Invece don Giovanni si è rivelato davvero originale e interessante. Intanto cazziando il coordinatore delle lezioni per aver usato la locuzione "società multiculturale" - dopo approfondirò questo argomento. Poi dichiarando che i soliti dibattiti sul tema "immigrazione, risorsa o problema" lo hanno stufato, così come non ce la fa a non cambiare canale se vede un prete (che non sia lui) che in TV parla di immigrazione.

Tra parentesi, don Giovanni Momigli è presidente del CdA della Fondazione Spazio Reale, e vorrei presentarlo con il profilo che si trova sul sito della fondazione stessa:

Giovanni Momigli, nato a Firenze 13 ottobre 1950. Dopo un'esperienza di fabbrica, prima come operaio falegname e poi come impiegato amministrativo, nel 1974 è stato eletto membro della segreteria provinciale della FILCA (sindacato edili e legno della Cisl), iniziando così l’attività sindacale a tempo pieno che lo vede Segretario generale della FILCA provinciale, membro della segreteria regionale e dell'esecutivo nazionale della stessa categoria, membro del consiglio generale della Cisl provinciale e regionale. All’inizio del 1984 lascia il sindacato ed entra in seminario. Viene ordinato prete dall’Arcivescovo di Firenze, Cardinale Silvano Piovanelli, il 12 aprile 1990 e viene nominato viceparroco della Parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio a Firenze e, dall’ottobre 1991, parroco della parrocchia di san Donnino. Nel 1993, a termine del Sinodo diocesano, il cardinale Piovanelli costituisce l’Ufficio per la Pastorale Sociale e Lavoro e lo nomina direttore; incarico che gli viene confermato dall’attuale Arcivescovo di Firenze, cardinale Ennio Antonelli. Nel giugno 1997, Piovanelli crea la Fondazione Diocesana per il Lavoro e lo nomina presidente. Dal 2005 è incaricato dalla Conferenza Episcopale Toscana dell’Osservatorio Giuridico Legislativo della stessa CET.


La sua lezione tratta di politich
e per la nuova cittadinanza e strategie e politiche per l'interetnicità.

Le cose cambiano. Cambiano nel tempo. E cambia anche il senso del tempo. Stiamo passando da una società che com
prende la linearità del tempo e quindi la consequenzialità delle azioni nel tempo, ad una percezione puntiforme della vita: l'esistenza come un insieme di punti, ieri, oggi, domani, senza una connessione logica tra di essi. Anche i pubblicitari l'hanno capito, e se la giocano con slogan tipo "life is now". Il senso del tempo cambia in verticale (cioè in diverse epoche) ma anche in orizzontale: oggi, uno studente e un pensionato non hanno la stessa visione del tempo.
Allo stesso modo cambia l'immigrazione, o meglio, è cambiata: sia nell'essenza che nella sua percezione. L'immigra
zione nell'epoca della globalizzazione è diversa per le dimensione dei flussi migratori, per le maggiori possibilità di spostamento per la qualità degli emigranti. Per queste ragioni è sempre più inadeguato parlare di controllo dell'immigrazione: quelle che serve è il governo dell'immigrazione.
Per governare è necessario un PROGETTO DI SOCIETA'. Non ci si può basare sul singolo elemento su cui decidere e prendere in rassegna tutti i pro e tutti i contro: ogni azione ne ha e spesso è difficile soppesarli. Quello che aiuta nel prendere le decisioni è verificare la rispondenza e l'adeguatezza di un provvedimento in relazione al progetto di società verso il quale tendere. Per esempio, la questione delle
classi di bambini cinesi: è facile comprendere come ci siano pro e contro. Sicuramente con insegnanti dedicati i bambini non alfabetizzati impareranno prima l'alfabeto italiano, ma ci sarà inevitabilmente una maggiore difficoltà ad intessere rapporti sociali con bambini di altre etnie. Dove è scritto cosa è meglio? Non è scritto, per fortuna... l'unica soluzione è riferirsi al modello di società che vogliamo. Secondo don Momigli, e anche secondo me, la società che vogliamo creare deve essere:
  • plurietnica perché non si può scegliere: la nostra società è già composto da più etnie...
  • multireligiosa perché non si può pensare ad una sincresia religiosa (e quindi ad una società inter-religiosa): la giustapposizione di diversi credo porta però immediatamente alla laicità del ragionamento politico: la ragione diventa l'unico elemento comune su cui poter ragionare, non la fede!
  • interculturale perché vogliamo una società dell'interazione e non della segregazione (come nel modello multiculturale, simile a quello americano, in alcuni casi).
Si vuole tendere quindi all'interazione e non all'integrazione:

INTEGRAZIONE

Semplicemente perchè chi integra chi? Chi è l'integrante e chi l'integrato? Così come per concetti come "tolleranza" o "accoglienza": perchè io ti tollero? Magari sei tu a dover tollerare me...
Il progetto sociale ben definito porta anche a scelte urbanistiche: infatti la società multiculturale è quella della concentrazione o della segregazione, mentre quella interculturale è della diffusione. Con strumenti che possono includere anche limiti percentuali alla presenza di stranieri in ciascuna zona, così da evitare la concentrazione e la segregazione e incentivare la diffusione.

Un testo di riferimento: "
La carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione" di Giuliano Amato, 2007.

venerdì 25 settembre 2009

Accoglienza, integrazione e tutela in Consiglio Provinciale

Di seguito, pubblichiamo con piacere l'intervento di Laura Mannucci all'ultimo Consiglio Provinciale.

Si tratta della Legge Regionale n. 29 del 2009, "Norme per l'accoglienza, l'integrazione partecipe e la tutela dei cittadini stranieri nella Regione Toscana" e l'intervento qui riportato è in risposta ad una interrogazione in materia da parte del gruppo consiliare del PdL. Per scaricare il testo integrale della legge, clicca qui.

Laura è di Sinalunga e fa parte di Generazione Democratica.


Ho riflettuto a lungo su come impostare il mio intervento, sono dell’idea che affrontare un dibattito sulla legge regionale 29 del 2009 senza fare un’analisi della situazione sociale e culturale in italia, porterebbe solo ad un dibattito sterile. Dagli anni 80, la società Italiana ha subito profonde trasformazioni, sia al livello macro che micro; al livello macroscopico, la popolazione tende ad essere sempre più longeva (vita media degli uomini 77,8 anni e delle donne 83,4), con una maggiore presenza di anziani e sempre meno bambini, ad oggi contiamo 59 milioni di abitanti, ma con un livello di fecondità pari a 1,32 (dati onu 2006) per donna, questo significa che non viene garantito il livello di sostituzione che dovrebbe essere pari a 2 (i genitori), il dato che ho appena dato, è innalzato dal forte contributo che danno le coppie straniere residenti in Italia, infatti se si scinde il dato complessivo si vedrà che le donne straniere in Italia hanno un tasso di fecondità pari a 2.41 e per le donne italiane 1,24; se il livello di fecondità rimane costante, nel 2050 l’Italia subirà una decrescita della propria popolazione di 5 milioni di abitanti in meno, quindi da 59 milioni di abitanti ne avremo 54. Naturalmente, è auspicabile che la popolazione continui ad essere più longeva, ma quello che preoccupa, è che ci sono più vecchi che giovani in età lavorativa che possano sostenere il sistema pensionistico. Il fenomeno migratorio che interessa l’europa, è caratterizzato dall’entrata di persone in età giovane (quindi produttive e feconde) nel sistema società, oltre il 70% dei migranti hanno un’età inferiore ai 40 anni, tra il 2003 e il 2006 si registra un forte incremento dei minori stranieri nelle nostre scuole (grazie ai quali molte scuole sono ancora aperte, molte insegnanti sono ancora al lavoro…).
Attualmente gli stranieri regolarmente presenti sono circa il 6% della popolazione e i nati stranieri in italia sono circa il 10% dei nati totali, già da questa considerazione emerge il forte contributo della popolazione straniera rispetto a quella autoctona. La crescita della presenza straniera non si e' riflessa in minori opportunita' occupazionali per gli italiani, che sembrano invece accrescersi per i più istruiti e per le donne. Lo afferma uno studio della Banca d'Italia contenuto all'interno del rapporto sulle economie regionali del 2008.Le nuove generazioni di stranieri, che rappresenteranno una componente rilevante della futura forza lavoro nel Paese, registrano significativi tassi di abbandono scolastico e un livello di competenze inferiore a quello, degli italiani. L'incremento del numero di stranieri non si e' dunque associato a un peggioramento delle opportunità occupazionali degli italiani, sebbene emergano differenziazioni tra i segmenti della popolazione. Attraverso la regolarizzazione avviata nel 2002 che ha portato all'emersione di circa 650mila persone che già lavoravano in Italia. L'afflusso degli immigrati non ha interessato in maniera uniforme tutte le aree del Paese: l'incidenza della popolazione straniera e' oggi molto piu' elevata nel Centro Nord (quasi l'8 per cento) rispetto al Mezzogiorno (2,1 per cento). In Lombardia, Veneto, Lazio, Emilia-Romagna e Piemonte, dove si concentra il 45 per cento della popolazione italiana e si produce poco meno del 60 per cento del valore aggiunto nazionale, risiedono quasi il 70 per cento degli stranieri. L'afflusso di immigrati ha sostenuto la dinamica della popolazione residente, che tra il 2002 e il 2008 e' cresciuta del 4,6 per cento.
Gli stranieri tendono a svolgere mansioni a minore contenuto professionale e a lavorare in imprese meno produttive. Il 44 per cento degli immigrati e' impiegato in occupazioni non qualificate o semiqualificate.
Il motivo per cui mi sono dilungata a parlare di dati, è perché la posizione del nostro governo rispetto alla legge R.T. n.29/2009, parte da una differente impostazione culturale su questi temi rispetto alla Regione toscana, che invece ha cercato di basarsi sui dati empirici e sulle esigenze concrete dei cittadini del proprio territorio, noi affermiamo che i cittadini stranieri sono utili e servono a questo paese, il Governo cerca di far passare il messaggio opposto : NON LI VOGLIAMO, SONO DIVERSI, CI CREANO SOLO PROBLEMI…
La legge Regionale n.29 del 2009 è ispirata a principi universali e condivisi al livello internazionale sia attraverso l’Onu, sia attraverso l’Unione Europea, cioè quelli dell’universalismo dei diritti, del riconoscimento dei diritti inviolabili dell’uomo, e la realizzazione del primato della persona dal punto di vista sociale, valori del pluralismo culturale come occasione di coesione sociale intorno a principi e regole costituzionali… La regione toscana, promuove la partecipazione attiva dei cittadini stranieri a alla vita sociale del contesto in cui si trovano, con la finalità di realizzare una piena cittadinanza e prevenire fenomeni di xenofobia o razzismo.
La legge in oggetto…al suo interno non contiene nulla di rivoluzionario ma si tratta semplicemente di un riordino in materia di immigrazione, coerente con i trattati internazionali ed europei firmati dall’italia, rispetto al sistema dei servizi toscani, l’insieme dei valori e dei principi che lo muovono.
Il tema esposto, sull’incostituzionalità della legge regionale va totalmente contro l’art.V della costituzione, che parla di federalismo e decentramento amministrativo; non si può poi affermare l’incostituzionalità di una legge, quando essa tratta di temi di propria competenza (servizi sociali) e non fa altro che dare delle linee guida in materia…
Quando si parla di diritti universali dell’uomo, si parla di tutti gli UOMINI… Io penso che il vero tema su cui dovremo dibattere è l’esigenza di una maggiore legalità e sicurezza, e questa è un’esigenza che viene espressa da tutti, uomini e donne di destra, di sinistra o di centro, ed è un bisogno fortemente sentito da tutti, ma quello che mi domando è: Siamo veramente sicuri che diffondendo una politica di esclusione, di paura dello straniero e di emarginazione dello stesso è la soluzione ai problemi della sicurezza?
La Toscana, vuole realizzare qualcosa di diverso…vuole che le persone che vivono e lavorano regolarmente qua s’inseriscano ed inseriscano i propri figli nella nostra società per poi realizzare una piena integrazione, e chi soggiorna nel nostro territorio in modo irregolare, abbia il diritto sacrosanto di essere curato e di avere un pasto.
A mio avviso cavalcare l’ondata di odio verso gli stranieri presenti nel territorio, è sbagliato per tutti i motivi che ho elencato prima, noi abbiamo bisogno di loro per motivi demografici, lavorativi, economici…
Altra critica mossa a questa legge nell’ordine del giorno, è che la Toscana viene dipinta come il paradiso dei clandestini; l’errore che si continua a fare, a mio avviso è sempre di estrazione culturale, perché la criminalità non prende campo in contesti di legalità, rispetto dei diritti umani e sociali, ma nei contesti più duri e instabili socialmente e legalmente. Anche la Chiesa si è espressa chiaramente a sostegno della legge toscana sull’immigrazione, esprimendo preoccupazione rispetto alla campagna mediatica basata sull’insicurezza e sulla paura, di questo governo che punta ad espropriare i cittadini italiani della propria coscienza.
Va riconosciuto che per realizzare a pieno i principi della lr. 29/2009 serve una presa di coscienza reciproca, sia da parte dei cittadini Italiani, ma soprattutto da parte dei cittadini stranieri, che consapevoli del fatto che vengono accorti e ospitati dal nostro paese, devono agire nella legalità e nel rispetto della nostra cultura, ma soprattutto delle nostre leggi. Sono convinta che se riusciamo a sviluppare una coscienza del rispetto reciproco, la nostra società potrà realizzare una multi etnicità costruttiva.
Concludo dicendo che ha mio avviso qua abbiamo un dovere importante, cioè quello di far comprendere il vero valore di questa legge, che determina il primato (ancora una volta) della regione toscana su temi di sempre più importanza!!!
GRAZIE

mercoledì 23 settembre 2009

L'altro/a tra noi

Su diversità e intercultura, è stato pubblicato oggi un articolo su La Repubblica.it. Riporta i risultati di una ricerca sui giovani e l' "altro", sia esso per religione, cultura, etnia, orientamento sessuale, abilità fisiche, etc.


I giovani sono quelli delle scuole medie superiori. I dati più preoccupanti: quasi l'80% degli intervistati crede che essere musulmani sia una condizione di svantaggio; e il 63% vede nell'omosessualità una condizione non favorevole.
A seguire, riportiamo l'articolo.


Altri, diversi e 'lontani da noi'
I giovani italiani e la paura dello straniero
di Vera Schiavazzi

Altri, diversi e 'lontani da noi' I giovani italiani e la paura dello straniero Un gruppo di studenti stranieri in Italia con Intercultura Diffidenti, talora ostili. E realisti ai limiti del cinismo. E' il ritratto dei giovani - studenti di liceo o di istituti professionali, veneti e emiliani, toscani e pugliesi, che la Fondazione Intercultura ha intervistato per sapere quali sono i 'confini' che i ragazzi tracciano tra se stessi e chiunque sia 'diverso'. Ne emerge il ritratto di una generazione che potrebbe, se qualcosa non cambierà soprattutto nelle scuole, rivelarsi disinformata e più chiusa verso gli 'altri' rispetto al resto d'Europa.

La ricerca - che verrà presentata domani all'Università di Reggio Emilia in uno degli appuntamenti conclusivi dell'anno del dialogo interculturale promosso dal Consiglio d'Europa - , si intitola "L'altro/a tra noi" e ha analizzato un campione di oltre 1.400 studenti, forse il più grande mai interrogato in Italia su questi temi e in questa fascia di età.

Confrontando le risposte con quelle di Eurobarometro, il sistema con il quale l'Unione europea monitora costantemente l'atteggiamento dei cittadini su questioni in perenne evoluzione ai confini tra etica, economia e società, come l'immigrazione, l'omosessualità, la tolleranza religiosa, i giovani italiani appaionoi più rigidi nelle proprie distanze (o paure). E, a sorpresa, i più netti nel tracciare linee di demarcazione verso chi è diverso sembrano essere gli allievi dei licei e delle zone più ricche tra quelle scelte per lo studio di Intercultura.

Qualche esempio? I giovani sono preoccupati per il futuro (il 43% teme la disoccupazione, il 32% è preoccupato per il costo della vita e il 30% addirittura per la pensione) mentre l'integrazione degli stranieri è considerata come un obiettivo da raggiungere soltanto dall'11% degli intervistati. Ma i ragazzi intervistati - soprattutto al Nord, dove nelle scuole professionali la presenza di stranieri è cresciuta molto velocemente negli ultimi anni - ritengono che la presenza di immigrati in Italia sia molto più alta della realtà: anziché collocarla intorno all'8-10%, molti hanno indicato "il 30%" o "almeno 20 milioni di persone". "Esiste un'emotività diffusa collegata a un senso di insicurezza e di pericolo - spiegano i ricercatori - che porta i giovani a indicare percentuali molto alte, quasi a sottolineare la fondatezza delle loro preoccupazioni. In generale, emerge una scarsa informazione, che diventa addirittura nulla quando si parla di diritti e doveri degli stranieri".

Se si entra nel dettaglio, alcuni gruppi di 'diversi' vengono percepiti come ancora più lontani da sé: l'87% dei giovani ritiene che essere un rom sia una condizione di "svantaggio" (mentre solo il 77% degli europei la pensa allo stesso modo). Appena inferiore la distanza, e dunque il pregiudizio, nei confronti degli immigrati di religione musulmana. Ma, come spiega Roberto Ruffino, segretario generale della Fondazione Intercultura, uno tra i primi studiosi italiani ad aver puntato sugli scambi tra giovani di tutti i paesi, "Diffidenze e paure riguardano i gruppi indistinti. Nelle nostre interviste abbiamo incontrato spesso studenti che avevano un fidanzato o una fidanzata stranieri, o un amico, o un vicino di casa. E tutti dicevano la stessa cosa: 'Lui (o lei) è marocchino, ma è bravissimo, è il mio ragazzo...'. Il rapporto personale, quando c'è, cancella ogni distanza". Anche dai temi realizzati a scuola (prima delle interviste, le classi scelte sono state invitate a lavorare sugli argomenti della ricerca) emerge come un'altra condizione di 'diversità', quella omosessuale, si collochi subito dopo l'essere stranieri o rom nella percezione di "svantaggio": lo afferma il 63% degli studenti, contro il 54% delle media europea.

Nella ricca Emilia Romagna, invece, addirittura il 93% dei ragazzi indica la disabilità fisica, un altro dei fattori esaminati, come un grave rischio di "esclusione sociale". Non c'è spazio per chi è diverso nel mondo un po' spietato, un po' pericoloso dove i ragazzi si aspettano di vivere. "In parte - spiega ancora Ruffino - questi giudizi potrebbero riflettere la constatazione che l'integrazione, scolastica e non solo, è ancora assai incompleta e che per chi è disabile o straniero la vita non è facile. Ma per altro verso, sicuramente, queste risposte denotano paura e, soprattutto, una grave carenza di informazioni che dovrebbero diventare materia di studio in tutte le scuole".

E c'è anche un 32% di studenti delle scuole professionali che si dichiara "totalmente d'accordo" con misure che impediscano l'arrivo in Italia di altri stranieri. I rimedi possibili? "Più informazioni a scuola, sicuramente, ma anche più scambi con l'estero: chi ha vissuto altrove per almeno sei mesi, provando concretamente che cosa significhi essere 'l'altro', rientra a casa con la mente più aperta", conclude Raffaele Pirola, responsabile comunicazione della Fondazione Intercultura.

22 settembre 2009

martedì 22 settembre 2009

The Ebony Bones' Muzik

lunedì 21 settembre 2009

LA come qua

American Apparel è una compagnia americana di abbigliamento. La sede è a Los Angeles, California. Proprio in centro, c'è il quartier generale di American Apparel: lì non ci sono solo uffici di dirigenti o designer. In centro a LA viene anche prodotta gran parte dei vestiti in quella che è chiamata una "fabbrica verticale".

schema della "fabbrica verticale" a downtown Los Angeles

Loro hanno creato "Legalize LA: immigration reform now!", una campagna di sensibilizzazione sul tema dell'immigrazione, di una riforma che si rende necessaria e del lavoro nero (clicca qui per scaricare il pdf del documento sulla campagna).


Si battono perché ci credono, ma non solo: la loro politica chiara riguardo ai lavoratori illegali risulterebbe anti-concorrenziale nel lun
go periodo.

Da loro, come da noi: la nostra società è a
ncora indietro rispetto all'immigrazione, anche perché le ondate sono state molto più recenti.

diagramma temporale delle ondate immigratorie USA (Who we've hated > Chi abbiamo odiato...)

Proprio adesso è il momento di creare un progetto di società plurietnica, multireligiosa e intercultur
ale (cit. da don Giovanni Momigli, Fondazione Spazio Reale).
Plurietnica
perché non si può scegliere.
Multireligiosa
perché non si può pensare ad una sincresia religiosa: la giustapposizione di diversi credo porta però immediatamente alla laicità del ragionamento politic
o: la ragione diventa l'unico elemento comune su cui poter ragionare, non la fede!
Interculturale
perché vogliamo una società dell'interazione e non della segregazione (come nel modello multiculturale, simile a quello americano, in alcuni casi).

scatti da Los Angeles: segregazione e concentrazione VS interazione e diffusione

Un modello di in
terazione, e non di integrazione, di accoglienza o di tolleranza. Un'interazione fatta di offerte e richieste, e non di assistenza o di solidarietà.

facce da immigrato

sabato 19 settembre 2009

informazione / in-formazione

Per oggi era stata indetta dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana la manifestazione in difesa della libertà di stampa.


In segno di lutto, la manifestazione è stata annullata e rinviata a sabato 3 ottobre, sempre a Roma, molto probabilmente in piazza del Popolo. Per informazioni sulla manifestazione:
Oggi, in quelle che sarebbe dovuto essere il giorno della manifestazione per libertà di stampa, pubblichiamo "l'appello dei tre giuristi" de "La Repubblica".

L'attacco a "Repubblica", di cui la citazione in giudizio per diffamazione è solo l'ultimo episodio, è interpretabile soltanto come un tentativo di ridurre al silenzio la libera stampa, di anestetizzare l'opinione pubblica, di isolarci dalla circolazione internazionale delle informazioni, in definitiva di fare del nostro Paese un'eccezione della democrazia. Le domande poste al Presidente del Consiglio sono domande vere, che hanno suscitato interesse non solo in Italia ma nella stampa di tutto il mondo. Se le si considera "retoriche", perché suggerirebbero risposte non gradite a colui al quale sono rivolte, c'è un solo, facile, modo per smontarle: non tacitare chi le fa, ma rispondere.

Invece, si batte la strada dell'intimidazione di chi esercita il diritto-dovere di "cercare, ricevere e diffondere con qualsiasi mezzo di espressione, senza considerazioni di frontiere, le informazioni e le idee", come vuole la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, approvata dal consesso delle Nazioni quando era vivo il ricordo della degenerazione dell'informazione in propaganda, sotto i regimi illiberali e antidemocratici del secolo scorso.

Stupisce e preoccupa che queste iniziative non siano non solo stigmatizzate concordemente, ma nemmeno riferite, dagli organi d'informazione e che vi siano giuristi disposti a dare loro forma giuridica, senza considerare il danno che ne viene alla stessa serietà e credibilità del diritto.

Franco Cordero

Stefano Rodotà

Gustavo Zagrebelsky


Per leggere l'appello e l'elenco delle firme - che ha superato quota 390.000 - clicca qui.

venerdì 18 settembre 2009

Scuola per amministratori a San Gimignano

Nei giorni di venerdì 18, sabato 19 e domenica 20 settembre, presso il camping "Boschetto di Piemma" a San Gimignano è in programma la Prima scuola per amministratori organizzata dall'Istituto Gramsci toscano. Di seguito pubblichiamo il programma.


PROGRAMMA

Venerdì 18 settembre
16.30 Iscrizioni e accredito partecipanti
17.00 Apertura della scuola e saluti
17.30-18.30 Relazione introduttiva Paolo Fontanelli, Resp. Enti locali PD
18.30-19.30 La città futura, Guido Martinotti, Sum
20.00 Cena
21.00-22.30 Tavola rotonda: La sfida del governo per le nuove generazioni
Cristian Pardossi, Giacomo D’Arrigo, Dario Nardella, Diego Ciulli
Coordina: Elisa Meloni, Segreteria PD

Sabato 19 settembre
9.30-10.30 Trasformazioni della società toscana e italiana, Roberto Cartocci, Università di Bologna
10.30-11.30 La macchina amministrativa comunale e provinciale, Giancarlo Vecchi, Politecnico di Milano
11.30 Coffe break
12.00-13.00 La finanza locale, Stefania Lorenzini, IRPET
13.00 Pranzo
14.45-15.45 Le politiche per la nuova cittadinanza (le strategie e le pratiche dell’interetnicità), Don Momigli,
15.45-16.45 I servizi alla persona e le politiche di genere, Vinicio Biagi, Direttore generale RT Diritto alla Salute e Politiche di solidarietà
16.45-17.45 Il governo del territorio, Massimo Morisi, Università Firenze
18.00-20.00 Tavola rotonda: Il mestiere dell’amministrare
Riccardo Conti, Gianni Anselmi, Matteo Renzi, Monica Giuntini, Susanna Cenni, Annarita Bramerini, Leonardo Marras
Coordina: Amerigo Restucci, presidente della Associazione Romano Viviani
ore 20.00 Cena

Domenica 20 settembre
9.30-10.30 L’Italia contesa, Aldo Schiavone, rettore SUM
Ne discutono Andrea Manciulli, Leonardo Domenici, Marcello Verga, Giandomenico Amendola
Coordina: Marta Rapallini, Ist. Gramsci Toscano
Ore 13 Fine lavori

L'iscrizione completa, comprensiva di soggiorno e pasti, costa 90 €. Per partecipazioni parziali (p.e. una giornata con un solo pasto) il costo è molto minore.
Per ulteriori informazioni e iscrizioni, i contatti sono:

mercoledì 16 settembre 2009

E-Mozione

Lunedì 14 settembre Bersani ha presentato la sua mozione a Siena. L'incontro ufficiale è stato alle 18.00 all'hotel Garden. Inoltre i giovani della Provincia di Siena che sostengono Bersani (tra cui io) hanno avuto un incontro loro riservato alle 16.30. E' stata l'occasione per presentare all'ex ministro il nostro appello (scarica l'appello in pdf o leggine un estratto sul blog) firmato da più di 100 ragazzi.

Andrea Biagianti
, vice-segretario provin
ciale di Generazione Democratica, ha introdotto l'iniziativa, evidenziandone l'importanza politica e ringraziando i presenti.


Niccolò Guicciardini, il segretario provinciale di Generazione Democratica, ha esposto i punti salienti del documento, sottolineando anche gli elementi critici verso la mozione nazionale.



Pierluigi Bersani ha preso atto della nostra proposta e ha analizzato gli aspetti più importanti del nostro appello in rapporto alla sua visione di partito.


A seguire i nostri interventi. Il primo ha trattato il tema del ricambio generazionale, della necessità di rinnovamento della classe dirigente senza incappare nella cooptazione e contro la deriva leaderistica del partito che ha portato alla cristallizzazione dell'apparato dirigente.

Un altro intervento ha proposto il tema del rapporto tra emozione e comunicazione. Nel nostro appello facciamo riferimento a parole come ideali, coraggio, emozioni, pensiero lungo, orizzonte ideale, equità, giustizia, umanità, meritocrazia, innovazione. Crediamo che questi siano i tasselli per comporre l'identità politica, culturale e sociale del nostro partito. Siamo anche consapevoli della difficoltà di comunicare questi elementi. Soprattutto in un momento come questo in cui c'è bisogno di allargare il consenso elettorale. L'elettore indeciso, infatti, non è alla ricerca di emozioni: anzi, spesso, l'emotività lo allontana. L'elettore indeciso cerca risposte ai problemi, cerca certezze, cerca sicurezze. Studi di comunicazione parlano di "risposta giusta" VS "risposta adeguata", che corrisponde a "quello che vorresti dire" VS "quello che l'ascoltatore si vuole sentir dire". Noi crediamo che il campo del marketing politico sia inevitabile nei nostri giorni, ma siamo anche consapevoli che altri hanno più mezzi di noi in questo settore. E' stato quindi chiesto a Bersani come pensasse di mediare tra emozione e comunicazion e, senza scadere nella politica dei sondaggi e delle percentuali di gradimento. La risposta, partendo dalla consapevolezza che i valori sono un'arma a doppio taglio in quanto rischiano di rendere assolute e totalitarie le posizioni di ciascuno, arriva a definire una strada che prevede un partito che produca dei fatti, tangibili, dentro ai quali sia possibile scorgere un insieme di ideali e di principi.


Ne parlano:

martedì 15 settembre 2009

Il coraggio di sbagliare

contributo all'appello per il futuro segretario

Il compito principale del prossimo segretario sarà tracciare una linea di partito: fino ad ora non è successo. Testamento biologico, moralità - laicità - politica, nucleare o solare, exit strategy, diritti civili, etc. Molte persone si aspettano dal proprio partito un messaggio forte, rassicurante, chiaro. Molte persone ne hanno bisogno per poter decidere chi votare: altrimenti non votano affatto o si dirigono verso altri schieramenti - vedi ultima tornata elettorale. Finora su molti temi non siamo riusciti a prendere una posizione precisa. Anch'io mi aspetto che un’identità politica, culturale e sociale emerga quanto prima in questo Partito Democratico. Mi aspetto che venga fuori dal confronto, dal dibattito, dall’analisi delle tesi e delle argomentazioni. Senza mai cadere nelle strategie da “correnti” e “correntine”. Per questo ritengo necessario che il prossimo segretario crei un equilibrio tra “unità di visione” e “apertura al confronto”, tra “chiarezza politica” e “decisioni partecipate”. Inoltre: basta con Berlusconi! Abbiamo bisogno di concentrarci sul nostro partito. Sul sito nazionale, il giorno prima delle elezioni di giugno, la quasi totalità degli slogan suonava tipo “vota PD contro Berlusconi”, “vota PD contro gli ineleggibili del PdL”, “vota PD contro il malgoverno”, etc. Facciamo finta di essere così sciocchi da non capire che una comunicazione al negativo è sbagliata (perché genera ansie invece che sicurezze nel fruitore) e che quindi è stata controproducente ai fini elettorali. Oltre a questo resta il fatto che vorrei far parte di un partito che dica “vota PD per la sicurezza sul lavoro”, “vota PD per l’energia solare”, “vota PD per i diritti civili”, etc.

Di coraggio ce n’è davvero bisogno. Secondo me c’è una strada molto semplice per far venir fuori il nostro coraggio, quello dei giovani e di tutta l’organizzazione giovanile. Questa strada ha bisogno di un progetto politico serio, ed è per questo che va sottoposto al futuro segretario. E’ molto semplice: si dovranno spalancare le porte ai giovani validi, dare loro modo di far sentire la propria voce e di entrare nei piani alti del partito. Non vogliamo però cadere nello stupido giovanilismo. Non vogliamo far passare l'idea che "giovane" è sempre e comunque sinonimo di "giusto" e “intelligente”. Così saremmo solo sfruttati come specchietto per le allodole: è facile ringiovanire solo l’apparenza invece di apportare un profondo mutamento. Quello di cui noi abbiamo bisogno (insieme a tutto il Paese) è che le teste tornino ad essere l’elemento di valutazione, insieme al merito e al talento e indipendentemente dall’età: ci vogliamo meritare la possibilità di farci ascoltare, in quanto validi giovani e non in quanto giovani e basta; non chiediamo “quote giovani”, ma pretendiamo che lo svecchiamento del partito passi dalle idee e non dalle carte d’identità. Questo progetto porterà ad un vero ringiovanimento delle dirigenze del partito. In questo scenario, quale sarà il significato della giovanile? Non ne sono sicuro, ma credo che Generazione Democratica potrebbe in questo modo abbandonare le velleità istituzionali così da poter liberare il potenziale dei giovani, quello vero, quello sfacciato: il coraggio di proporre nuovi orizzonti, nuove visioni, nuovi scenari sociali e politici. Anche rischiando l'intoppo, l'errore, l'utopia e l'eresia. Avremmo sicuramente il coraggio di proporre, di contestare, di pensare autonomamente, di decidere. Avremmo anche il coraggio di sbagliare.

domenica 13 settembre 2009

Mozione sulla scuola in Consiglio Provinciale

Pubblichiamo volentieri l'intervento di presentazione della mozione sulla scuola presentato all'ultimo Consiglio Provinciale dal consigliere Niccolò Guicciardini, segretario provinciale di Generazione Democratica.

“Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli. Allora, che cosa fare? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico.” Questo è il punto.
Qualcuno potrà storcere il naso davanti a queste parole, che sembrano davvero scritte per la situazione odierna. Invece, a pronunciare queste parole è stato Piero Calamandrei, uno dei nostri padri costituenti nel lontano 11 febbraio 1950.
Qualcosa, però, ci ha insegnato la storia. Ci ha insegnato che una scuola pubblica di qualità significa mobilità sociale, accrescimento culturale e civile, costruzione di un’identità comune, investimento sulla risorsa più importante per un Paese: le giovani generazioni. L’istruzione non è un bene di consumo, è un diritto fondamentale che non può sottostare alle leggi di mercato. Vedete, la missione delle istituzioni pubbliche, il loro “affare di stato più importante”, come ebbe a dire Jean Jacques Rousseau, dovrebbe essere l’Istruzione Pubblica.
Quando Rousseau affermò la priorità dell’Istruzione Pubblica, nelle agende dei governanti di allora al primo posto c’erano guerre, intrighi e questioni di corte. E quindi dirlo era rivoluzionario. Non consola che anche oggi, a fronte della situazione nazionale, dare la priorità all’istruzione sia rivoluzionario.
Abbiamo quindi presentato la mozione sulle politiche nazionali sulla scuola, come maggioranza (Pd, Sinistra e Idv), per portare in questo consesso il tema della scuola. In dieci minuti è impossibile inquadrare tutte le problematiche e gli errori, perseguiti peraltro con leggerezza sconcertante, degli ultimi mesi. Cercherò quindi solamente di inquadrare il tema generale della nostra mozione per brevi punti.
Primo punto, il personale docente e non docente. I decreti del Governo prevedono una riduzione che inciderà pesantemente sull’offerta formativa delle nostre scuole. Ciò significa non comprendere l’evoluzione della nostra società. Sempre più, in particolare nella scuola di primaria ma non solo, c’è bisogno di quel lavoro attento e costante degli insegnanti mirato ai bambini e alle bambine che hanno più bisogno per diverse ragioni. Tagliare il personale significa fare una scelta chiara, di cui bisogna assumerne la responsabilità: lasciare chi è più indietro sempre più indietro. Differenziare, in una parola, l’accesso al sapere e all’accrescimento culturale. Questo è inaccettabile.
Secondo punto. La Corte Costituzionale ha bloccato l’intendimento dell’eliminazione di tante scuole piccole, tra cui alcune anche nel nostro territorio. Pensiamo a Radicondoli, o ad Ulignano, solo per citarne due, che peraltro ha vinto recentemente un premio nazionale per la qualità. Mi sconcerta che uno dei partiti al Governo, che proclama di avere cara la differenza culturale e l’identità territoriale, passi sotto silenzio una riforma del genere. Una scuola in una frazione rappresenta un’occasione irrinunciabile di pari opportunità nell’accesso al sapere, di agevolazione alle famiglie e di valorizzazione delle comunità locali.
Terzo punto. Sempre a proposito del non stare al passo con i cambiamenti della società, abbiamo visto come la domanda di moduli a 30 o 40 ore è preponderante tra le scelte delle famiglie. Il Governo, invece, ha marciato in direzione ostinata e opposta.
Quarto punto. Il Governo ha intrapreso una strada di destrutturazione sistematica dell’impianto di istruzione del nostro Paese. Una destrutturazione fatta a colpi di decreti, senza un disegno di fondo, senza la capacità di proporre un’idea di scuola pubblica alternativa. Noi siamo consapevoli dei limiti che esistono nel sistema e non pensiamo ad una tattica conservatrice. C’è bisogno di innovazione e di adeguamento ai tempi di un sistema che ha conosciuto riforme sempre meno organiche e sempre più confusionarie. Sappiamo però che quanto fatto finora non fa altro che peggiorare drammaticamente la situazione.
Mi sembra ci sia troppa approssimazione, troppa leggerezza nell’affrontare un argomento importante come la scuola. E tra poche settimane gli studenti dei nostri territori, che già l’anno scorso hanno dimostrato la loro serietà e la loro voglia di conoscere ed incidere, demolendo colpo dopo colpo lo stereotipo dello studente che protesta per perdere la scuola, ce lo diranno chiaramente. Per questo, per essere in sintonia con chi le scuole le sta vivendo, per chi ci lavora, per chi in questi giorni vede messo a rischio il proprio posto di lavoro e quindi il proprio progetto di vita, abbiamo deciso di portare in questo consesso questo tema.
Può sembrare la solita retorica, se volete, ma vi garantisco che c’è in giro molta consapevolezza e molta voglia di incidere rispetto a questi argomenti. E penso davvero che dal dibattito di oggi possa venire un segnale importante.
Proponiamo quindi di esprimere una forte preoccupazione per la situazione che si sta determinando nelle scuole e di riconfermare che le modifiche introdotte nel settore scolastico non siano fondate su approfondite riflessioni sul modello educativo e pedagogico, ma solo sulla necessità del contenimento dei costi, accompagnato ad un progetto culturale mirato alla destrutturazione dell’istruzione nel nostro Paese. Proponiamo quindi di esprimere il nostro impegno, come Consiglio Provinciale, di difendere presso le sedi competenti le scuole della nostra Provincia, accanto all’intendimento di continuare ad investire economicamente e politicamente, secondo le nostre competenze. Infine, invitiamo il Governo a riconsiderare le attuali politiche scolastiche che comportano inevitabilmente una riduzione di efficacia e qualità del sistema scolastico. E’ necessario avviare un percorso condiviso per una riforma vera e propria del sistema scolastico italiano, partendo dai contenuti e dai principi educativi, oltre che dall’ascolto di chi la scuola la vive e la fa, e non dai tagli. Chiediamo inoltre al Governo di garantire le risorse adeguate alle autonomie scolastiche per consentire il normale funzionamento degli istituti. Infine, chiediamo di individuare celermente soluzioni adeguate e certe per il personale ATA, la cui drammatica riduzione mette a rischio il normale funzionamento di tante scuole, e per la condizione di precarietà di una parte importante del personale della scuola.
Vi ringrazio.

sabato 12 settembre 2009

Ossa d'ebano

Mercoledì sera - il 9.09.009 - al Live Rock Festival of Beer di Acquaviva, Montepulciano, c'era EBONY BONES... Come altri hanno detto

F E N O M E N A L E


Ecco un paio di citazioni:


This debut album [Bones of My Bones, 2009] is about Audacity. Having the Audacity to step outside the circumferences of what you’ve been expected to be in life, despite the rules.. or what the book says. Chances are I’ll only have this audacity whilst I’m young, so I might as well use it..
post su MySpace


"In G.O.D We Trust (Gold, Oil & Drugs)"
titolo di un brano di Bones of My Bones, album di debutto del 2009.


Info su


mercoledì 9 settembre 2009

Appello per Bersani

Per il PD è tempo di congresso.


clicca suill'immagine
link alla sezione del sito del PD relativa al congresso 2009

Dalla provincia di Siena un appello per Bersani: un gruppo di giovani di Generazione Democratica ha deciso di sostenera la candidatura a segretario di Bersani. Senza limitarsi al mero schieramento, è stato presentato un appello, in questi giorni pubblicato sia sul sito provinciale del PD che sui quotidiani locali come il Corriere di Siena.

da p. 8 del Corriere di Siena di mercoledì 09.09.2009


Ecco un estratto dell'appello e l'elenco dei firmatari.


Giovani democratici per Bersani: “No al giovanilismo, vogliamo un rinnovamento reale”

Un partito del rinnovamento, radicato nel territorio, con una solida strategia economica, che sappia offrire pari opportunità a tutti e che, con coraggio, liberi il nostro Paese dall’eccesso di burocrazia e dal peso delle corporazione. E’ quello che chiedono, in un appello, i giovani democratici senesi a sostegno della candidatura di Pierluigi Bersani a segretario nazionale del Pd.

Il Partito del rinnovamento
“Abbiamo bisogno – affermano i giovani democratici - di un Partito che sappia valorizzare il merito, il talento, l’impegno e non si abbandoni ad un semplice ‘nuovismo’ o al giovanilismo. Il giovanilismo è una categoria vuota, la negazione del rinnovamento; quest’ultimo, invece, significa praticare il ricambio nelle persone e nelle idee. Questo non significa togliere chi c’è per mettere qualcun altro. Rinnovare significaa farsi carico delle istanze delle nuove generazioni, delle tante persone che vedono frustrati i propri meriti e i propri talenti. Occorre, inoltre, dire no al fallimentare e sfrenato modello neoliberista, fondato sulla disuguaglianza anche delle opportunità, che ci ha accompagnato nell’attuale crisi”.

Un Pd radicato, come in Provincia di Siena
“A Siena – continua il documento – il Pd riesce a coinvolgere ancora centinaia di persone nella sua vita quotidiana, ma altrove? Molto spesso il Pd è un comitato elettorale o poco più. Noi invece vogliamo un partito che coinvolga le persone, che discuta, che viva non solo sui media, ma sui territori attraverso l’impegno disinteressato dei suoi militanti.

L’appello a Pierluigi Bersani: quello che il Pd non deve essere
“Siamo convinti – si legge ancora nell’appello – che Pierluigi Bersani sia il segretario di cui il Pd ha bisogno. Da lui ci aspettiamo un partito che non sia bloccato dalla burocrazia, che non sia litigioso e conservatore, piatto e senza prospettiva. Vogliamo al contrario, un Pd moderno efficiente, efficace, sognatore e concreto, che valorizza le giovani generazioni. Un Partito davvero democratico”.

Di seguito, riportiamo i nomi dei giovani che hanno firmato l’appello per Pierluigi Bersani
Valeria Agnelli, Alessio Angelini, Giovanni Avena, Serenella Barbieri, Bianca Bartoli, Martina Belvisi, Duccio Benocci, Andrea Biagianti, Gianluca Bianchi, Guido Bondi, Francesco Bonghi, Leonardo Bonghi, Giuseppe Bonura, Lorenzo Borgianni, Martina Borgogni, Federico Borgogni, Rossella Bracali, Luca Buoni, Giacomo Burani, David Bussagli, Sara Bussagli, Caterina Bussagli, Emilio Caliani, Andrea Cappelli, Chiara Caratelli, Leonardo Carta, Francesco Casella, Salvatore Catanese, Chiara Ciani, Iacopo Cibecchini, Francesco Cigna, Agata Corradeschi, Velia Corzani, Edoardo Cucini, Davide De Sensi, Mirco Del Buono, Gianni Della Giovampaola, Marco Fabbrini, Francesco Fabbrizzi, Pamela Fatighenti, David Ferretti, Leonardo Fiaschi, Nicola Fierli, Ilaria Forzoni, Cosimo Francini, Cesare Francini, Simone Francioni, Marco Frigerio, Francesco Frizzi, Tommaso Ghezzi, Luca Giachello, Alice Giglioli, Mattia Girolami, Jonny Giuliani, Emanuele Giunti, Margherita Gravagna, Virgilio Grigiotti, Giulia Guccione, Francesco Guccione, Gabriele Guerrini, Niccolò Guicciardini, Sergio Kuzmanovic, Ezio La Folaga, Luisa La Placa, Filippo Lambardi, Jacopo Maccari, Alessandro Maccari, Tiziano Mammarella, Laura Mannucci, Matteo Marchetti, Sara Marchini, Emiliano Martinelli, Marco Martinelli, Giacomo Meloni, Chiara Micheli, Alberto Miliacci, Rodolfo Montagnani, Donato Montibello, Roberta Morgantini, Alessandro Paganelli, Matteo Pagnelli, Barbara Paoletti, Ilaria Parretti, Riccardo Pecciarini, Vittoria Pedani, Gennaro Perez, Massimiliano Perugini, Ambra Pugnalini, Clarissa Pupilli, Gianni Rabazzi, Barbara Riccarelli, Andrea Riccio, Massimo Rinaldi, Federico Rovetini, Mattia Salvi, Leonardo Sani, Francesca Scanu, Laurent Simonetti, Francesca Stefano, Samuele Stefanucci, Simone Tabani, Irene Tofanini, Lorenzo Toppi, Elisa Tozzetti, Guido Travaglianti, Livio Travaglianti, Simone Vigni, Giacomo Vigni, Federico Vigni.

lunedì 7 settembre 2009

I Lestofanti hanno vinto!

Ieri sera alla finale regionale di Livorno, i Lestofanti hanno vinto!!!!
Generazione Democratica Asciano è veramente orgogliosa di avere dato il via a questa progressione di vittorie avendoli invitati alla fase eliminatoria di Asciano tenutasi a luglio!

Ecco il comunicato stampa:
La musica del Partito democratico toscano parla senese. Sono i Lestofanti, infatti, i campioni regionali del “Rock Contest 2009”, gara tra band emergenti organizzata da Generazione democratica, l’associazione giovanile del Pd. Il gruppo rock di Chiusdino ha sbaragliato tutti i concorrenti nella finale che si è svolta ieri, domenica 6 settembre, presso la Festa del Pd di Livorno.
I quattro “Lestofanti”, Gianni Bartoli alla voce; Filippo Mugnaioli alla chitarra; Daniele Petricci alla batteria e Lorenzo Fineschi al basso avevano staccato il biglietto per la finale regionale superando la fase provinciale nella serata svoltasi a Siena, lo scorso 30 agosto. In occasione del’evento livornese la band di Chiusdino ha potuto contare sul sostegno di tanti fan, arrivati nella città labronica con un pullman, che hanno poi festeggiato il meritato successo.


Ne parlano:

Grazie ragazzi!
E in bocca al lupo per il fututo!!!!!

P.S. Sì! Gianni, il cantante, si chiama BARTALI e non Bartoli come erroneamente riportato sul comunicato!

domenica 6 settembre 2009

La Videopazzia

Ieri sera sono andata, dopo mesi, al cinema. A vedere VIDEOCRACY.
Alla fine della proiezione, ancora intontita, mi sono diretta verso l'uscita.
Ma la confusione non è un punto a favore di quest'opera di Gandini.
Eccetto qualche bella immagine e qualche buona inquadratura, il film è caotico anche dal punto di vista visivo.
L'intreccio, o meglio il "materiale" dell'inchiesta, si sviluppa in troppe direzioni, senza risolversi mai fino in fondo. E' come un lavoro a maglia in cui si passa da una sciarpa multicolore ad un intricato caos di fili, dalla tinta indefinita.
Non ci sono novità di sorta, eccezion fatta per il nudo integrale del signor Fabrizio Corona e la rivelazione dell'orientamento politico discutibile dell'ormai famigerato Lele (Daniele? Gabriele? Ismaele?) Mora.
Cose non particolarmente interessanti per i non fanatici di showbiz, annessi e connessi.
Ed essendo i non fanatici il principale (e peraltro sparuto) target del film, è stata una scelta azzardata concentrare le uniche due "sorprese" dall'altra parte della barricata.
In sostanza il film è deboluccio, ma con candore. E' deludente, ma "c'ha provato"...
Ci ricorda cose che già sappiamo; ci siamo dentro e la consapevolezza è nata e cresce con noi. Almeno con alcuni di noi.

Centro carismatico del film, come del resto del nostro personale limbo nazionale, è LUI. Il grande puparo (fratello?), il figliodibuonadonna, l'onnipresente sorriso a mille denti.
Ma è poi lui ad aver determinato l'assopimento dei cervelli dello stivale?
Personalmente non credo che ci abbia poi plagiati più di tanto. Ci ha dato ciò che, evidentemente (share docet), volevamo.
Che per questo si debba considerare un mostro un uomo che si prende troooppo sul serio, mi sembra esagerato.
Se non altro perché, demonizzandolo, si eleva la sua natura verso quello stesso soprannaturale che lo vorrebbe "l'unto dal Signore".
Mister Berlusconi dice una cosa, giusta (!), durante il film: ha effettivamente realizzato tutte quelle imprese che gli altri giudicavano troppo ambiziose, impossibili (tralasciamo il milione di posti di lavoro...).
Come, a spese di chi, con quali danni collaterali è un'altra storia, che il film non approfondisce (sic!).

Durante la visione, vedendo il grande vecchio senza il tramite della famigerata calzamaglia, ho provato un po' di pena per lui. Per questa vita assurda, per i fischi (meritati, non lo nego), per la vecchiaia che, scappa scappa, prima o poi arriva.
Sono arrivata a percepire che il peso attribuito a questa figura, nel bene e nel male, nell'amore cieco e nell'odio spudorato, l'ha resa un icona.
Berlusconi trascende l'uomo che è, e questa è colpa di ciascuno di noi. Nessuno escluso.
E per quanto io arrivi spesso ad auspicarne la dipartita, ho capito con orrore e tristezza il messaggio che il film di ieri aveva in serbo per me.
L'idolo, non l'uomo, lascerà dietro di se un grande vuoto da colmare.
Preghiamo di essere all'altezza.

Videocracy o del forno a microonde

Ieri ho visto “Videocracy. Basta apparire”, il film documentario di Erik Gandini sul potere della televisione in Italia.
Per chiarezza, riassumo in tre parole il film. La narrazione parte dalla nascita delle reti televisive del Primo Ministro e segue la loro evoluzione insieme all’evoluzione della società italiana. Il tutto - o quasi - raccontato nella forma di intervista ad una serie di personaggi:

- Riccardo, un aspirante showman
- Marella Giovannelli, fotografa e proprietaria di una residenza prospiciente Villa Certosa (quindi vicina di casa “estiva” del Primo Ministro)
- Lele Mora, agente televisivo che si
dichiara mussoliniano (sigh!)
- Fabrizio Corona, mercante di foto spesso nudo.


L'impressione generale è positiva: la visione è piacevole, ricca di spunti di riflessione e scorrevole. Durante la proiezione mi sembrava di assistere a qualcosa di davvero interessante. Sui titoli di coda ho iniziato a chiedermi il senso di tutto quello che avevo visto: sicuramente lo spunto più innovativo, almeno per me, riguarda la "progettualità", secondo il regista, dell'impero imprenditoriale del Primo Ministro. Infatti si sostiene la tesi secondo la quale già 30 anni fa, con il sorgere di Milano 2, Fininvest, etc., nell'imprenditore fossero ben presenti il disegno a lungo termine e le mire politiche. Francamente (forse ingenuamente?) io non ci avevo mai pensato: avevo sempre creduto che, così, uno si ritrova un colosso della comunicazione in mano e decide, a cose fatte, di gestirlo anche per la propaganda politica. Invece Gandini ritiene che il Primo Ministro avesse tutto in mente sin dall'inizio. Inoltre già da subito l’imprenditore non si è limitato ad espandere le reti televisive, ma ha iniziato a trasmettere dei messaggi che avrebbero cambiato la società italiana: è questa la "videocrazia" (“videocracy”, appunto). Il sottotitolo spiega molto: "basta apparire". Credo però che questo spirito esibizionista sia comune a gran parte della società occidentale. A dimostrazione di questo, googleando "grande fratello inglese" vengono fuori un paio di notizie interessanti. Una è quella della morte in diretta di una concorrente (Jade Goody); la seconda parla di un ragazzo 25enne (tale Sree Desari) che dopo essere stato eliminato dalla trasmissione si è tagliato le vene: direi che anche in terra d'Inghilterra la necessità di apparire si fa sentire pesantemente. Ultima notizia, forse quella più interessante, è che Channel 4 ha deciso di fermarsi con la decima e ultima edizione del reality show. Quindi il desiderio di entrare nella scatola della TV (a tutti i costi!) non contraddistingue l'Italia: perciò non è questa la peculiarità del modello sociale proposto (o imposto?) dalla nostra televisione. L'elemento secondo me discriminante è la mercificazione e la sovraesposizione del corpo. In particolare, ma non esclusivamente, del corpo femminile. Sicuramente gli uomini sono più facili da accalappiare. Bastano due tette e non cambiano più canale. Inoltre forse alcune donne sono attratte da questa beatificazione del nulla, e rimangono incollate agli schermi pensando “se ce l’ha fatta lei ce la posso fare anch’io!”. Così lo share aumenta e con questo le pubblicità, che sono tanto più efficaci quanto più il fruitore è sguarnito di adeguati strumenti di comprensione. Al fine commerciale vanno aggiunti i gusti dell'editore, che sono decisamente sensibili a certi argomenti. Sicuramente è questo l'elemento unico della nostra TV: gli anglosassoni (parlo di loro perché ne ho conoscenza diretta, ma non escludo che valga lo stesso per francesi, spagnoli o greci) rimangono letteralmente sconvolti dalla volgarità della nostra programmazione TV, dalla continua esposizione di corpi come carne da macello. In questo senso, è d'aiuto il documentario "Il corpo delle donne" di Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi.


clicca sull'immagine per vedere il video

Parla della scomparsa dell’autentica identità femminile nella TV italiana, sostituita da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante. Particolare risalto è dato alla cancellazione dei volti adulti in TV, al ricorso alla chirurgia estetica per cancellare qualsiasi segno di passaggio del tempo e alle conseguenze sociali di questa rimozione. Il problema è che la donna si è ridotta o autoridotta così, secondo gli autori: tantopiù che il 60% del pubblico TV è composto da donne.
Tornando a “Videocracy”, il film mi ha lasciato l'impressione di una generale pubblicità contro il Primo Ministro. Peccato, perché alcuni temi potevano essere sviluppati in maniera interessante e profonda.
In fin dei conti, la cosa più stimolante del film è fuori dal film: è il fatto che i maggiori network televisivi italiani si siano rifiutati di vendere degli spazi pubblicitari per la promozione di questa pellicola. Evidentemente hanno ritenuto pericoloso il messaggio veicolato dal film. Ora, siccome, secondo me, il film non ha detto né tanto meno dimostrato niente di nuovo, le cose sono tre:
- i dirigenti televisivi lo hanno sopravvalutato
- i dirigenti televisivi sono oscurantisti
- una gran parte del pubblico televisivo, guardando il film, avrebbe ascoltato delle riflessioni che non aveva e che mai avrebbe fatto...
Rimane da dire che l’inchiesta non racconta niente di sostanzialmente nuovo agli italiani, ma essendo una produzione svedese presentata al festival di Venezia, non va sottovalutata la valenza internazionale di questa opera.
In conclusione, se da un lato è vero che, come riportato dal film, la televisione è il principale mezzo di informazione per l'80% degli italiani, d'altro canto la TV si può spegnere - tanto facilmente quanto un forno a microonde.

sabato 5 settembre 2009

Pixel

La giusta prospettiva. Uno sguardo lungo. La Svezia. Forse si arriva anche a un piccolo caposaldo: l'importanza di guardarsi da fuori, di guardarsi allo specchio, di guardarsi nell'altro. Quello che vogliamo, ora, è la profondità di un pensiero lungo, è uscire dalle piccolezze quotidiane: certamente vanno affrontate ma senza mai perdere di vista il quadro generale. E' un gioco di scale e di proporzioni.

Non avrei paura di "parlarci troppo addosso", soprattutto in questa fase congressuale: mi preoccuperei piuttosto della qualità di queste riflessioni su noi stessi. Riflessioni: perché di specchio si tratta. E lo specchio aumenta la distanza tra noi e l'immagine che ne percepiamo: non è quindi forse simile a guardarsi (o farsi guardare!) da fuori o da lontano? Come il puntinismo, come i pixel, come le opere di Cristiano Pintaldi: a scrutarle nel dettaglio ci si perde in una maglia esagonale di puntini rossi, verdi e blu, proprio come il sistema RGB (Red Green Blue) dei pixel. Allontanandosi dalla tela si compone l'immagine (che - ironia? - spesso è tratta dal mondo dello schermo).

Cristiano Pintaldi, Senza titolo, 2007

Credo nel progetto del PD, perché in questo vedo un progetto a lungo termine, che muovendo dalla storia politica italiana si proietta nel futuro: l'unione delle forze riformiste italiane

P.S. Spero che presto, proprio su queste pagine, "atterri" un osservatore esterno (forse ancorato al sistema delle stelle fisse?), una fonte continua di impressioni "orientali".