
Ho da poco visto un film di Marco Risi (il figlio di Dino, per intenderci), che ho trovato estremamente significativo. Uno sguardo privo di compiacimento su una merda che riguarda tutti quanti noi. E' nostra, e non basta certo che ci tappiamo il naso.
La puzza raccontata in Fortapàsc passa dagli occhi, dalle orecchie, dalla pelle, dalla gola.
E di certo il napoletano leggermente stentato del protagonista (che peraltro deve a Napoli i suoi natali) non mi allontana affatto dalla realtà "rivissuta" e registrata a beneficio dei buoni intenditori.
E' registrata perché non è trasposta, non è confezionata per apparire. Appare com'è.
Nessun supplemento tragico alla tragedia quotidiana di una realtà che ci appartiene. Che è nostra di diritto e, soprattutto, di dovere.
Niente è aggiunto, niente è tolto. Né troppe lacrime, né troppe risa. Sembra di esserci.
E alla fine non si può piangere, nemmeno se conosci la persona che è morta.
Ci si può solo chiedere se questo paese valga ancora la vita di un giusto.
Francesca Benocci

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