sabato 26 settembre 2009

Machiavelli e don Momigli

Sabato scorso sono stato alla scuola per amministratori organizzata a San Gimignano dall'Istituto Gramsci Toscano in collaborazione con PD Toscana, GD Toscana e Associazione Romano Viviani.
Curiosando nel programma della scuola avevo intravisto, tra i relatori, un certo don Giovanni Momigli,
a me fino a quel momento sconosciuto, che avrebbe trattato il tema dell'immigrazione. Ora, francamente, un'ora di lezione sull'immigrazione tenuta da un sacerdote in un assonnato pomeriggio di sabato nel bel mezzo di 6 sessioni di studio, non sembrava una prospettiva propriamente allettante... Invece don Giovanni si è rivelato davvero originale e interessante. Intanto cazziando il coordinatore delle lezioni per aver usato la locuzione "società multiculturale" - dopo approfondirò questo argomento. Poi dichiarando che i soliti dibattiti sul tema "immigrazione, risorsa o problema" lo hanno stufato, così come non ce la fa a non cambiare canale se vede un prete (che non sia lui) che in TV parla di immigrazione.

Tra parentesi, don Giovanni Momigli è presidente del CdA della Fondazione Spazio Reale, e vorrei presentarlo con il profilo che si trova sul sito della fondazione stessa:

Giovanni Momigli, nato a Firenze 13 ottobre 1950. Dopo un'esperienza di fabbrica, prima come operaio falegname e poi come impiegato amministrativo, nel 1974 è stato eletto membro della segreteria provinciale della FILCA (sindacato edili e legno della Cisl), iniziando così l’attività sindacale a tempo pieno che lo vede Segretario generale della FILCA provinciale, membro della segreteria regionale e dell'esecutivo nazionale della stessa categoria, membro del consiglio generale della Cisl provinciale e regionale. All’inizio del 1984 lascia il sindacato ed entra in seminario. Viene ordinato prete dall’Arcivescovo di Firenze, Cardinale Silvano Piovanelli, il 12 aprile 1990 e viene nominato viceparroco della Parrocchia dei Santi Gervasio e Protasio a Firenze e, dall’ottobre 1991, parroco della parrocchia di san Donnino. Nel 1993, a termine del Sinodo diocesano, il cardinale Piovanelli costituisce l’Ufficio per la Pastorale Sociale e Lavoro e lo nomina direttore; incarico che gli viene confermato dall’attuale Arcivescovo di Firenze, cardinale Ennio Antonelli. Nel giugno 1997, Piovanelli crea la Fondazione Diocesana per il Lavoro e lo nomina presidente. Dal 2005 è incaricato dalla Conferenza Episcopale Toscana dell’Osservatorio Giuridico Legislativo della stessa CET.


La sua lezione tratta di politich
e per la nuova cittadinanza e strategie e politiche per l'interetnicità.

Le cose cambiano. Cambiano nel tempo. E cambia anche il senso del tempo. Stiamo passando da una società che com
prende la linearità del tempo e quindi la consequenzialità delle azioni nel tempo, ad una percezione puntiforme della vita: l'esistenza come un insieme di punti, ieri, oggi, domani, senza una connessione logica tra di essi. Anche i pubblicitari l'hanno capito, e se la giocano con slogan tipo "life is now". Il senso del tempo cambia in verticale (cioè in diverse epoche) ma anche in orizzontale: oggi, uno studente e un pensionato non hanno la stessa visione del tempo.
Allo stesso modo cambia l'immigrazione, o meglio, è cambiata: sia nell'essenza che nella sua percezione. L'immigra
zione nell'epoca della globalizzazione è diversa per le dimensione dei flussi migratori, per le maggiori possibilità di spostamento per la qualità degli emigranti. Per queste ragioni è sempre più inadeguato parlare di controllo dell'immigrazione: quelle che serve è il governo dell'immigrazione.
Per governare è necessario un PROGETTO DI SOCIETA'. Non ci si può basare sul singolo elemento su cui decidere e prendere in rassegna tutti i pro e tutti i contro: ogni azione ne ha e spesso è difficile soppesarli. Quello che aiuta nel prendere le decisioni è verificare la rispondenza e l'adeguatezza di un provvedimento in relazione al progetto di società verso il quale tendere. Per esempio, la questione delle
classi di bambini cinesi: è facile comprendere come ci siano pro e contro. Sicuramente con insegnanti dedicati i bambini non alfabetizzati impareranno prima l'alfabeto italiano, ma ci sarà inevitabilmente una maggiore difficoltà ad intessere rapporti sociali con bambini di altre etnie. Dove è scritto cosa è meglio? Non è scritto, per fortuna... l'unica soluzione è riferirsi al modello di società che vogliamo. Secondo don Momigli, e anche secondo me, la società che vogliamo creare deve essere:
  • plurietnica perché non si può scegliere: la nostra società è già composto da più etnie...
  • multireligiosa perché non si può pensare ad una sincresia religiosa (e quindi ad una società inter-religiosa): la giustapposizione di diversi credo porta però immediatamente alla laicità del ragionamento politico: la ragione diventa l'unico elemento comune su cui poter ragionare, non la fede!
  • interculturale perché vogliamo una società dell'interazione e non della segregazione (come nel modello multiculturale, simile a quello americano, in alcuni casi).
Si vuole tendere quindi all'interazione e non all'integrazione:

INTEGRAZIONE

Semplicemente perchè chi integra chi? Chi è l'integrante e chi l'integrato? Così come per concetti come "tolleranza" o "accoglienza": perchè io ti tollero? Magari sei tu a dover tollerare me...
Il progetto sociale ben definito porta anche a scelte urbanistiche: infatti la società multiculturale è quella della concentrazione o della segregazione, mentre quella interculturale è della diffusione. Con strumenti che possono includere anche limiti percentuali alla presenza di stranieri in ciascuna zona, così da evitare la concentrazione e la segregazione e incentivare la diffusione.

Un testo di riferimento: "
La carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione" di Giuliano Amato, 2007.

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