contributo all'appello per il futuro segretario
Il compito principale del prossimo segretario sarà tracciare una linea di partito: fino ad ora non è successo. Testamento biologico, moralità - laicità - politica, nucleare o solare, exit strategy, diritti civili, etc. Molte persone si aspettano dal proprio partito un messaggio forte, rassicurante, chiaro. Molte persone ne hanno bisogno per poter decidere chi votare: altrimenti non votano affatto o si dirigono verso altri schieramenti - vedi ultima tornata elettorale. Finora su molti temi non siamo riusciti a prendere una posizione precisa. Anch'io mi aspetto che un’identità politica, culturale e sociale emerga quanto prima in questo Partito Democratico. Mi aspetto che venga fuori dal confronto, dal dibattito, dall’analisi delle tesi e delle argomentazioni. Senza mai cadere nelle strategie da “correnti” e “correntine”. Per questo ritengo necessario che il prossimo segretario crei un equilibrio tra “unità di visione” e “apertura al confronto”, tra “chiarezza politica” e “decisioni partecipate”. Inoltre: basta con Berlusconi! Abbiamo bisogno di concentrarci sul nostro partito. Sul sito nazionale, il giorno prima delle elezioni di giugno, la quasi totalità degli slogan suonava tipo “vota PD contro Berlusconi”, “vota PD contro gli ineleggibili del PdL”, “vota PD contro il malgoverno”, etc. Facciamo finta di essere così sciocchi da non capire che una comunicazione al negativo è sbagliata (perché genera ansie invece che sicurezze nel fruitore) e che quindi è stata controproducente ai fini elettorali. Oltre a questo resta il fatto che vorrei far parte di un partito che dica “vota PD per la sicurezza sul lavoro”, “vota PD per l’energia solare”, “vota PD per i diritti civili”, etc.
Di coraggio ce n’è davvero bisogno. Secondo me c’è una strada molto semplice per far venir fuori il nostro coraggio, quello dei giovani e di tutta l’organizzazione giovanile. Questa strada ha bisogno di un progetto politico serio, ed è per questo che va sottoposto al futuro segretario. E’ molto semplice: si dovranno spalancare le porte ai giovani validi, dare loro modo di far sentire la propria voce e di entrare nei piani alti del partito. Non vogliamo però cadere nello stupido giovanilismo. Non vogliamo far passare l'idea che "giovane" è sempre e comunque sinonimo di "giusto" e “intelligente”. Così saremmo solo sfruttati come specchietto per le allodole: è facile ringiovanire solo l’apparenza invece di apportare un profondo mutamento. Quello di cui noi abbiamo bisogno (insieme a tutto il Paese) è che le teste tornino ad essere l’elemento di valutazione, insieme al merito e al talento e indipendentemente dall’età: ci vogliamo meritare la possibilità di farci ascoltare, in quanto validi giovani e non in quanto giovani e basta; non chiediamo “quote giovani”, ma pretendiamo che lo svecchiamento del partito passi dalle idee e non dalle carte d’identità. Questo progetto porterà ad un vero ringiovanimento delle dirigenze del partito. In questo scenario, quale sarà il significato della giovanile? Non ne sono sicuro, ma credo che Generazione Democratica potrebbe in questo modo abbandonare le velleità istituzionali così da poter liberare il potenziale dei giovani, quello vero, quello sfacciato: il coraggio di proporre nuovi orizzonti, nuove visioni, nuovi scenari sociali e politici. Anche rischiando l'intoppo, l'errore, l'utopia e l'eresia. Avremmo sicuramente il coraggio di proporre, di contestare, di pensare autonomamente, di decidere. Avremmo anche il coraggio di sbagliare.
martedì 15 settembre 2009
Il coraggio di sbagliare
Scritto da
Leonardo Carta
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